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“Niente vale più di una bella storia - Il recupero dei vicoli di Mazara del Vallo”
Recensione di Mazara del Vallo

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palermo
Contributore livello 6
92 recensioni
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“Niente vale più di una bella storia - Il recupero dei vicoli di Mazara del Vallo”
Recensito il 7 settembre 2010

“Mazara del vallo città di mare, di vento e di sole.
Di storie antiche e di sapori senza tempo. Città di spazi e di vuoti assoluti. Città di gabbiani e di cani randagi, di santi, di marinai e di contadini.
Città di vino e di logori rimpianti. Di vecchi oltre il tempo, di pietre arse di sudore, di parole e di segni senza ali. Città dell’infinito e del muro senza scampo, di pini leggeri e di foglie passate.
Città di fenici venuti dal mare, di arabi senza terra, di popoli nutriti dalla storia.
Città di miti e di illusioni, di musica e di silenzi nascosti. Città sazia di mistero e di futuro.”
Questa è la scritta che si trova in cima ad una breve scalinata, porta ideale che dal mare conduce alla città vecchia, alla casbah, in quella Mazara che fu Araba, poi Normanna, poi abitata ancora dai mazaresi, quindi di nuovo da quegli “Arabi” venuti dal mare per cercare un futuro migliore su questa sponda del mediterraneo negli anni sessanta del secolo scorso e che abitarono in quelle case abbandonate dai mazaresi che scelsero architetture più moderne in cambio del dedalo di vie, viuzze e cortili che per centinaia di anni costituirono il nucleo di quella che è oggi la più araba delle città italiane. Sono stati proprio loro, gli immigrati, a far rivivere quel quartiere trasformando case che erano poco più che ruderi, nelle loro nuove abitazioni.
La convivenza non è stata sempre facile, ma il desiderio di lavorare insieme e di costruire un futuro migliore per i propri figli, ha accomunato genti provenienti dal nordafrica ma anche, recentemente, dall’est Europa e dalla Cina. E i mazaresi iniziano a tornare, ancora una volta, in questo nucleo primigenio, unendo ai sapori e agli odori del cous-cous, quelli più occidentali provenienti dai vari ristoranti e pub, così come secoli fa, si racconta, fu l’unione dell’inventiva araba con le sardine trovate sul molo e il finocchietto selvatico raccolto nelle colline circostanti a dare vita a quello che viene considerato uno dei capisaldi della cucina siciliana: la pasta con le sarde.
Passeggiando per le strette stradine di questa Mazara quasi sconosciuta, è facile imbattersi in gruppetti di bambini dai tratti spiccatamente maghrebini che giocano a pallone, per poi improvvisamente sbucare in una piazzetta elegantemente arredata con le sedie e le poltrone di qualche locale, in cui mazaresi di nascita o acquisiti e turisti, chiacchierano amabilmente.
Tutto questo ha avuto nuovo impulso da una recente iniziativa dell’Amministrazione Comunale, rivolta proprio a quei vicoli, che ha innanzitutto ripristinato l’illuminazione pubblica, la rete idrica e fognaria e ha avviato un’attività di decoro urbano e di pulizia delle strade. Questo è stato il primo atto, ma non l’unico.
La mia EL ed io ci siamo trovati casualmente a passeggiare per il centro storico di Mazara alla ricerca dei mitici dolci a base di mandorle, prodotte dalle monache del convento di clausura di San Michele. Trovato il monastero e comprati i dolci, che vengono passati passati attraverso la ruota claustrale, ci siamo avventurati tra i vicoli, attratti dall’atmosfera particolare che vi si respirava. Le strade ben illuminate e i visi tranquilli e sorridenti delle diverse comitive di persone che incrociavamo, ci hanno convinto a gironzolare e così abbiamo scoperto l’altro aspetto del recupero dei vicoli mazaresi: le decorazioni murali fatte con le ceramiche. Il tema dominante è quello dell’integrazione, unito ad alcuni aspetti della vita quotidiana mazarese e siciliana in genere. Così troviamo “u curtigghiu di lù ‘nfernu”, così detto perché a causa di un mancato matrimonio, la convivenza delle famiglie abitanti nel vicolo era un inferno quotidiano; troviamo un vicolo dedicato al bandito “sataliviti” che secondo le cronache del tempo, aborriva l’uso della violenza e il cui nomignolo gli era stato affibbiato perché era molto agile nel fuggire attraverso i vigneti; troviamo la “scala del serraglio” nota anche come “dei poverelli” perché in essa sedevano gli indigenti del paese in attesa che qualche pescatore lasciasse loro una cassetta di pesce. Molte sono le decorazioni che riportano le descrizioni dei luoghi e delle attività che in esse si svolgevano (dall’ebraica “Piazza Bagno” alla “Vanedda di li corna” alla via Sferracavallo al “Vicolo della Pietà”) mentre tante altre inneggiano alla tolleranza e alla pacifica convivenza tra i popoli; tra queste mi piace ricordare:
la massima di Voltaire “non condivido ciò che tu dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo”;
“la tolleranza è la capacità di pensare, anche per un solo istante, che l’interlocutore possa avere ragione” (Hannah Arendt);
“se non riusciremo a vivere come fratelli, moriremo tutti come stolti” (M.L.King).
I pannelli in ceramica e le decorazioni che si incontrano sui muri e per le strade del centro di Mazara, sono opera di artisti locali, a cui hanno contribuito anche i singoli abitanti, che hanno iniziato a decorare con gusto gli spazi antistanti le loro abitazioni. Un cenno meritano anche i ragazzi dell’Istituto d’Arte di Mazara del Vallo, in particolare per avere realizzato un pannello dedicato a San Vito.
Tutte luci quindi? no, ovviamente no. L’opera di recupero dei vicoli mazaresi è appena agli inizi e bisogna lavorare ancora molto sia sul fronte della sicurezza, sia su quello dell’armonizzazione architettonica tra le varie costruzioni esistenti, sia sul fronte del decoro urbano e della pulizia quotidiana e costante dei vicoli, ma vista la partenza, non si può non essere ottimisti.

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