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“Sapori”
Recensione di Ristorante Reale

Ristorante Reale
Al n.1 in classifica su 52 Ristoranti a Castel di Sangro
Certificato di Eccellenza
Cucina: Italiana
Maggiori dettagli sui ristoranti
Dettagli sui ristoranti
Per: Cucina locale, Romantico, Incontri d'affari, Occasioni speciali
Opzioni: Pranzo, Colazione, Cena, Dopo mezzanotte, Accetta prenotazioni
Recensito 31 maggio 2018 da dispositivo mobile

Sembra di essere fuori dal mondo, in questa perla tra le montagne abruzzesi. Uno Chef unico, materie prime e tecnica sublimi, riesce sempre ad arrivare all’ essenza dei sapori. Una splendida esperienza.

Grazie, Enrico B
Questa recensione rappresenta l'opinione personale di un viaggiatore di TripAdvisor e non di TripAdvisor LLC.
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39 - 43 di 535 recensioni

Recensito 28 maggio 2018 da dispositivo mobile

La location è situata in mezzo al verde, certo non proprio agevole da raggiungere, ma il paesaggio nell’insieme merita. L’interno è minimal, elegante anche se un po’ freddo. Le proposte culinarie sono interessanti e prevedono molti giochi con verdure e ortaggi. Tutta la materia prima è di ottima qualità, e le preparazioni molto avvincenti. Nessun piatto mi ha colpito particolarmente, ma l’esperienza è stata complessivamente molto positiva. Inoltre, per i ristoranti di questa tipologia, ho trovato forse il miglior rapporto qualità / prezzo. Personale di sala giovane e volenteroso. Lo chef è molto professionale e si intrattiene con i commensali al termine del pasto per impressioni e commenti.

1  Grazie, Francesco A
Questa recensione rappresenta l'opinione personale di un viaggiatore di TripAdvisor e non di TripAdvisor LLC.
Recensito 28 maggio 2018

A distanza di circa due mesi dalla mia prima visita ad un tristellato, il Piazza Duomo di Alba, con il ricordo ancora freschissimo impresso nella mente della favolosa esperienza vissuta, mi accingo a recensire il mio secondo tristellato.
Poichè per importanza trattasi di esperienze equivalenti, ho provato a fare un paragone, per quella che è la mia modesta esperienza.
Partendo dalla location, il Reale sorge in un ex convento. La struttura, per quel poco che ho potuto visitare, è da togliere il fiato. Entrati dalla porta d'ingresso e scendendo le scale per raggiungere la sala, ci si imbatte in un salotto con divani ed un camino gigantesco.
Ho subito pensato a quanto possa essere favoloso in una giornata invernale, con la neve che ammanta l'esterno visibile dalle enormi vetrate (motivo per cui in futuro toccherà pianificare un soggiorno presso le loro camere).
La sala vera e propria mi è piaciuta tantissimo, elegante e minimalista, con pochi tavoli distantissimi tra loro.
La location del Reale per me batte quella di Piazza Duomo.
Il servizio per me rappresenta la quintessenza del servizio PERFETTO.
Lascia di stucco come una sala gestita quasi completamente da ragazzi under 30 possa essere così professionale pur avendo anagraficamente meno esperienza rispetto ad altri contesti.
Il sommelier, alla richiesta dell'aperitivo di benvenuto, ha subito rotto il ghiaccio, facendoci intuire la disponibilità ed il calore che di lì in poi sarebbero seguiti.
La sorella dello chef è una padrona di casa eccezionale, facendo sentire ogni ospite come il più importante della sala, spiegandoci con dovizia di particolari le preparazioni, alcuni strategemmi utilizzati dallo chef per raggiungere un determinato risultato, e consigliandoci luoghi da visitare e posti in cui mangiare.
Il servizio di Piazza Duomo è una macchina incredibile, ma al Reale ho avuto un maggiore empatia e più attenzione agli interessi del cliente.
2-0 per il Reale.
Ma veniamo al punto centrale dell'esperienza, la cucina.
Le due cucine sono pressocchè agli antipodi.
Da una parte quella di Crippa, con un uso e un amore viscerale della componente vegetale che mi ha davvero entusiasmato.
La composizione del piatto è assimilabile ad un'opera d'arte.
La cucina di chef Romito invece rappresenta l'essenzialità.
Il piatto è focalizzato sull'ingrediente principale, senza orpelli che possano distogliere l'attenzione.
Ingrediente che, se all'apparenza può apparire triste nella sua solitudine, al sapore ti fa capire che dietro tanta semplicità c'è un lavoro per arrivare al risultato da lasciare senza parole.
L'aspetto favoloso è che più il piatto appare semplice, più è buono.
E' il caso dell'assoluto di cipolla con bottoni di parmigiano e zafferano, o dei "semplici" cubi di pancetta e sedano rapa, o della verza con patate, davvero commovente, o ancora dei tortellini al pollo, i quali vengono serviti senza brodo.
Ci sarebbe poi da aprire un capitolo a parte per il discorso pane, mai mangiato in vita mia così buono.
Credo sia elemento feticcio dello chef Romito.
Sono 3 giorni che ci penso, ma non sono riuscito a decretare un vincitore, entrambe le cucine per me si equivalgono, prendendo entrambe il voto massimo.
L'ultima voce riguarda il conto, il quale è comunque una variabile da prendere in considerazione nel valutare il complesso: a Piazza Duomo la spesa è stata decisamente importante, al Reale ho speso circa il 25% in meno.
Tirando le somme, anche se di poco, visto che per il mio modesto parere la cucina ha un peso maggiore rispetto tutte le altre voci, Reale batte Piazza Duomo, diventando al momento il mio ristorante di riferimento in assoluto.

    • Qualità/prezzo
    • Servizio
    • Cibo
8  Grazie, giuspy85
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Recensito 22 maggio 2018

Impressionista per come la cucina si concentri sull'essenza degli ingredienti
Impressionante per come da ciascun ingrediente si raggiunga il perfetto equilibrio tra sapore e consistenza.
Attenzione alla degustazione di vini abbinata al menù ideale: Se non si ha tenuta alcolica si finisce in stato di ebbrezza. Meglio dimezzare il numero di calici.
Colazione perfetta.

    • Qualità/prezzo
    • Servizio
    • Cibo
1  Grazie, Andrea G
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Recensito 20 maggio 2018

Premessa doverosa: non posso dire di aver mangiato male, i piatti non avevano difetti, i sapori erano gradevoli e la materia prima ottima. Purtroppo però da un tre stelle mi aspetto, per la quasi totalità dei piatti, fuochi d'artificio che qui ci sono stati, se non per 3 o 4 portate.
Mi è parso di capire che lo chef abbia una filosofia che si basa molto sull'essenzialità dei piatti, questo si vede già ad occhio, e sull'estrema estrazione dei sapori dai singoli ingredienti. Questi ultimi infatti subiscono plurime lavorazioni, fatte con grande tecnica e perizia, atte a realizzare quanto sopra... cotture a vapore, poi grigliature, marinature, macerazioni, affumicature, riposo in frigorifero per giorni ecc. ecc.
Il risultato finale è sicuramente un raggiungimento supremo del gusto, dell'essenza dell'ingrediente, peccato che ci si fermi qui, e non si proceda con quello che è il mio ideale di cucina, ovvero il mix perfetto di sapori diversi.
In sostanza quasi tutti i piatti sono risultati banali, pochi ingredienti, senza quella marcia in più, quell'esplosione di sapori che rendono il piatto indimenticabile.... alcuni esempi? la misticanza alcolica, tante erbe, una crema di mandorle e alcune gocce di gin, tutto completamente slegato. Il cardoncello con crema di prezzemolo, niente di impressionante, ricorda i banali champignon al prezzemolo. Gli spaghetti con crema di patata ed ostrica, se avessi mangiato solo l'ostrica avrei sentito lo stesso sapore. Tortelli ripieni di pollo alla cacciatora, banalissimi, vengo dalla patria della pasta ripiena e quelli fatti dal negozio di pasta fresca vicino casa mia, a fianco, non avrebbero sfigurato. Ricciola affumicata con pomodoro, si sente molto l'affumicatura e poco più. Anatra fredda con spinaci e brodo d'anatra, buona ma il brodo copriva tutto il resto. Pancetta e sedano rapa, triste da vedere e triste anche in bocca. Amouse bouche e piccola pasticceria senza squilli.
Note invece di merito per quei pochi piatti dove si è voluto osare un po' di più con un risultato finalmente da tre stelle.... calamaro arrosto con pompelmo rosa e olive, grande matrimonio di sapori! Assoluto di cipolla, zafferano e ravioli di parmigiano, intensissimo e variegato! Verza, ecco qui con un solo ingrediente, lavorato e rilavorato, lo chef ha fatto un mezzo miracolo, un caleidoscopio di sapori e consistenze! Il dolce... sarà un caso ma l'unico piatto con "tanti" ingredienti è il campione della giornata. Golosissimo, leggerissimo e una vera poesia per il palato!
Location fantastica, un vecchio monastero ristrutturato, spazi ampi e luminosi. Sala da pranzo con finestrone panoramico, tavoli ben distanziati e apparecchiati in modo elegante e raffinato.
Servizio molto puntuale e preciso, peccato molto freddo e non molto interessato all'ospite, avrei sperato, soprattutto da parte della proprietà, in un po' più di calore e comunicazione con l'ospite.
Carta dei vini con ricarichi alti ma comunque sotto la norma per un tre stelle. Tante referenze italiane e straniere. Prezzo comunque in generale sotto la media per un tre stelle.
Che dire, le aspettative erano alte e sono state parecchio disattese, forse non ho capito la filosofia dello chef, di certo, nella mia testa, da un tre stelle mi aspetto altro... questo era l'unico che mi mancava degli 8 che ci sono in Italia e se devo fare una classifica siamo purtroppo in zona retrocessione.
Provare per credere.

    • Qualità/prezzo
    • Servizio
    • Cibo
9  Grazie, Stefano G
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