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55 - 60 di 4.385 recensioni
Recensito il 25 maggio 2018 da dispositivo mobile

Visitare questa località è stato molto piacevole andare in metro al mare è un’esperienza da provare se poi la giornata è piena di sole ancora di più oltre tutto Ci sono molti divertimenti e locali dove gustare cibo americano compresi i famosi hot dog di Nathan’s

Data dell'esperienza: maggio 2018
1  Grazie, cindy_milano
Questa recensione rappresenta l'opinione personale di un viaggiatore di TripAdvisor e non di TripAdvisor LLC.
Recensito il 21 maggio 2018

Una passeggiata a Coney Island merita sempre.
Ci sono un sacco di attrazioni...una sorta di parco divertimenti
Negozi, ristoranti, bar e fastfood
La passeggiata a fianco della costa merita.
La spiaggia grande e spaziosa, ma il mare essendo oceano è sempre mosso e freddo.

Data dell'esperienza: maggio 2018
1  Grazie, Marco C
Questa recensione rappresenta l'opinione personale di un viaggiatore di TripAdvisor e non di TripAdvisor LLC.
Recensito il 13 maggio 2018 da dispositivo mobile

Visitato oggi, seppure con un clima non adeguato ( freddo e pioggia ), trovo Coney Island una meta piacevole per “ fuggire “ dallo stress di Manhattan. Luna Park veramente old style, ma piacevole la passeggiata lungo mare. La spiaggia molto grande....Mare sicuramente non bello....

Data dell'esperienza: maggio 2018
Grazie, Uberto2014
Questa recensione rappresenta l'opinione personale di un viaggiatore di TripAdvisor e non di TripAdvisor LLC.
Recensito il 11 maggio 2018

Un’ora scarsa di metropolitana partendo dal cuore di Manhattan. Via Brooklyn o via Queens in base alla linea scelta. Meno di sessanta minuti di comodo trasferimento e il gioco è fatto! Un viaggio senza bisogno di cambi e persino gradevole, soprattutto se sei un turista spensierato e non uno de ‘I Guerrieri della Notte’ in gilet di pelle rossastra che la regia di Walter Hill aveva costretto a un rientro ferocemente rocambolesco, durante un’interminabile notte, solo per portare a ‘casa base’ la pellaccia dopo una fuga precipitosa dal Bronx. Capolinea è la stazione ‘old style’ di Stillwell Avenue che, già nelle sue viscere, appena smontato, ti accoglie con un antico box deputato a biglietteria affiancato dalla simulazione di una torretta da bagnino (con tanto di salvagenti, ombrelloni e basamento sabbioso), mentre trenta metri più avanti già inizia la trafila dei negozi di souvenir e cibarie espresse. Quindi, esci alla luce del sole (ovviamente, si presume che a Coney Island sia una presenza inderogabile…) lato Surf Avenue e la prima cosa che ti salta agli occhi è la facciata principale, colorata e brulicante 365 giorni all’anno di ‘Nathan’s Famous’ dove, sostengono loro, più di cento anni fa è stato inventato (ma, sarebbe meglio specificare, perfezionato, reso definitivo e commercializzato su larga scala) l’hot dog. Un enorme murales con tanto di orologio digitale evidenzia persino il conto alla rovescia prima dell’atteso momento deputato al ‘Hot Dog Eating Contest’ (nel nostro caso mancavano 63 giorni, 23 ore, 2 minuti e 47 secondi), previsto per il 4 luglio, elencando anche la ‘Wall of Fame’ degli ingordi trionfatori. Seguono immediatamente sullo sfondo l’inconfondibile ‘Wonder Wheel’ e l’ottovolante del ristrutturato (da una ditta specializzata di Vicenza…) ‘Luna Park’, questo sì termine e concetto battezzati lustri e lustri or sono proprio in questa penisola, regno del divertimento e della sabbia originariamente occupato dai coloni olandesi. Quindi, tra un’edilizia talora esaltata da vistosa pubblicità ma più spesso decandente ai massimi livelli, spiccano la classica ed elaborata scritta ‘Greetings from Coney Island’ (oggi, tuttavia, limitata alla vista del pubblico da una serie di recinti che purtroppo delimitano il basso stabile sul cui muro laterale è stata dipinta). Impresso praticamente ovunque, inoltre, il faccione sorridente ma inquietante dell’imbonitore ‘Funny Face’ (erroneamente chiamato da molti con il diminutivo di ‘Tillie’, figura immagine invece del fu ‘Palace Amusement’ della concorrente Asbury Park nel New Jersey), simbolo indiscusso delle attrazioni locali. Chiude, alle spalle di tutto ciò, ma prima dell’arenile sabbioso e delle onde del mare, l’interminabile boardwalk che alterna lunghe sezioni in assi di legno non sempre adeguatamente sistemate (occhio alle viti sporgenti!) a tratti in cemento. Benvenuti a Coney Island, imperdibile quartiere meridionale della circoscrizione (borough) di Brooklyn e piccola penisola collocata a est di Manhattan. Un microcosmo multietnico da 60mila anime che basa la sua esistenza sul turismo e sull’ospitalità delle sue spiagge. Sfogo principale per le sortite da ‘toccata e fuga’ da parte dei newyorkesi; realtà, come tante altre concorrenti sparse lungo la costa Est, passata attraverso clamorosi fasti di inizio Novecento (tra stadi, ippodromi, hotel di lusso, casinò e mille attrazioni), ma poi finita periodicamente in disgrazia tra alti e bassi, crisi economiche, conflitti razziali, incendi e persino uragani. Un lento ma implacabile processo di degrado che tuttora è perfettamente visibile, nonostante siano anni di indubbia ripresa, e che non cessa mai di lasciare negli occhi e nelle sensazioni dell’ospite di turno una sensazione di malinconia e un profumo di decadenza. Sono state necessarie ben sette-otto presenze personali nella Grande Mela, inoltre, prima che il sottoscritto abbia avuto l’opportunità, per questioni di tempo e condizionamenti climatici dettati dalle stagioni, di raggiungere finalmente Coney Island. Un’attesa largamente ricompensata da una splendida giornata di inizio settimana a cavallo tra primavera ed estate, quando le principali attrazioni della zona erano ancora chiuse in attesa del week-end e anche l’affluenza in loco di turisti e autoctoni (seppur del tutto ragguardevole, scolaresche e pensionati compresi) non era comunque a livelli da record. E ciò ha facilitato non solo la nostra libertà di movimento, ma anche la facilità di osservazione dell’area che alla fine si risolve in una vasta, ma ben circoscritta, zona sul mare. Il retroterra, benché proponga ancora oggi ben visibili alcuni degli edifici più antichi dell'intero stato di New York, diventa quasi un mondo a parte, trascurabile e ignorato dal ‘non residente’. Usciti, dunque, dalla stazione della metropolitana e superati gli alti e bassi di Surf Avenue con i suoi autodromi per go kart, non rimane altro che infilarsi direttamente verso la passeggiata sul mare, coprendo le poche centinaia di metri del tratto finale di Stillwell Avenue avvolti da attrazioni, chioschi, shop riservati ai souvenir (oltre ai simboli locali come ‘Funny Face’, trionfano i loghi di ‘Nathan’s’ e dei ‘The Warrior’s che proprio sulla sabbia locale, nel film del 1979, avevano chiuso in bellezza le loro traversie notturne), locali e ristoranti vari in un trionfo di fenicotteri rosa (pretty flamingo). Il ‘Riegelmann Boardwalk’ è ampio e accogliente: numerosi e scatenati i cani al guinzaglio, iniziavano proprio in quelle ore anche le giornate ideali per podisti, bikers, pattinatori on line, skaters e professionisti della tintarella. Non siamo certo a Venice Beach, ma anche qui un certo tipo di attività all’aria aperta trova ideale cornice e, spesso e volentieri, sono visibili dall’alto lunghe sequenze di ‘playground’ in cemento per la pratica, ovviamente, del basket outdoor, ma anche dell’American hand ball (non pensate alla nostra pallamano ma, piuttosto, a una variazione tra squash e vecchio ‘muro’ per allenamenti tennistici, praticata ovviamente a mani nude), quando non del Cornhole (amatissima attività da parcheggio pre partita o pre concerto, che vede malcapitati intenti a centrare con sacchetti di mais il foro di due pedane opposte e ascendenti). Guardando l’Oceano Atlantico, quasi entrandovi dentro passeggiando subito lungo il ‘Pat Auletta Steeplechase Pier’, amatissimo dai pescatori attempati, è possibile comprendere l’ampiezza di una passeggiata (la seconda al mondo in quanto a lunghezza dopo quella di Atlantic City) da oltre tre chilometri e mezzo che va dalle confinanti ‘Brighton Beach’ (a sinistra) fino a ‘Sea Gate’ (a destra). Un cuore, ovviamente, sempre più pulsante con l’arrivo dell’estate e con le attrazioni concentrate soprattutto nella parte centrale, mentre alle spalle di quelle più laterali predomina un’edilizia più o meno rammodernata in mattoni rossi, qualche hotel non particolarmente lussuoso e, soprattutto, numerose case di riposo con gli ospiti, talvolta invalidi o accuditi da badanti, spesso a zonzo tra sedie a rotelle e girelli lungo una passeggiata ricca di panchine, generosamente disposte in favor di vista sulle onde. Un boardwalk ordinato e pulito, ristrutturato nel 2010, rispettato dai fruitori e pieno zeppo di contenitori per i rifiuti, caratterizzato da una lunga sequela di vistose attività commerciali (come il gettonatissimo ‘Brooklyn Beach Shop’) che, nei giorni della nostra presenza, non erano ancora a pieno regime. Alcuni e frequenti pannelli/mappa aiutano l’ospite a comprendere distanze e posizioni ma anche, grazie a foto d’epoca rigorosamente in bianco e nero, a interpretare le tracce degli splendori del passato. Le attrazioni vanno dalla ‘Scream Zone’ con le sue alte velocità allo stadio dei ‘Brooklin Cyclones’ (baseball) e al ‘Ford Amphitheater’ con la sua bianca tensostruttura esterna appoggiata a un suggestivo palazzone storico, ormai delegato a ristorazione e box office. A livello di skyline spicca per altezza il ‘Parachute Jump’, sorta di fontana metallica color rosso che fa la gioia di chi non soffre di vertigini. Più basso, invece, l’apice della coreografica e panoramica ‘Wonder Wheel Ferris’ e i saliscendi dell’impetuoso ottovolante ‘Cyclone’. Il ‘Luna Park’ è ovviamente una datata istituzione con caratteristiche, colori e proposte piuttosto retrò che, tuttavia, ne accrescono il fascino polveroso e nostalgico, nonostante i colori sgargianti. Tra i locali spopola, ovviamente, la succursale di ‘Nathan’s Famous’ con le sue tinte giallorosse e i suoi hot dog, ma anche l’attiguo ‘Ruby’s’ si prende le sue soddisfazioni, alla pari del più decentrato ‘Paul’s Daughter’ con la sua simpatica mascotte gigante e la tipica forma da caravan/dinner. Segue il ‘New York Aquarium’ brulicante di mamme con carrozzine ma, soprattutto, di piccoli studenti, accampati ovunque con le maestre all’ora della merenda. Con le spiagge e la balneazione ancora inibite, ancora nessuna traccia dei baywatch con la sabbia appena tirata e l’arenile praticamente intonso. Singolari gli enormi bagni/spogliatoio e le infermerie su palafitte in direzione Brighton Beach dove gli idiomi dell’Est Europa iniziano a farla da padroni, mentre ai ristoratori italiani rimane soprattutto Surf Avenue tra una casa del pancake (‘Ihop’, ossia ‘International House of Pancakes’), curati murales, sale giochi come l’Arcade, bar per sportivi, pacchiane Crysler dorate che sembrano uscite da una puntata di ‘Starsky & Hutch’ ed edifici in disuso con le finestre ancora coperte da locandine antiche di decenni.

Data dell'esperienza: maggio 2018
3  Grazie, Daniele000000
Questa recensione rappresenta l'opinione personale di un viaggiatore di TripAdvisor e non di TripAdvisor LLC.
Recensito il 26 aprile 2018 da dispositivo mobile

E di rigore che chi torna a New York dopo tre anni come ho fatto io, riveda la famosa spiaggia di Coney e di mangi un ottimo hot dog. Inoltre porgere lo sguardo in una bella giornata di sole sull'oceano è indimenticabile. Come non fare una passeggiata guardando i bar ed i negozi sulla banchina .... Aspettando l'ora che iniziano a far funzionare la famosa ruota delle giostre. Da non perdere una visita su questa spiaggia dove Robert De Niro mangio anche lui un hot dog nel film Cera una volta in America

Data dell'esperienza: aprile 2018
1  Grazie, Amelia B
Questa recensione rappresenta l'opinione personale di un viaggiatore di TripAdvisor e non di TripAdvisor LLC.
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