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“pranzo nel chiostro”
Recensione di Antica Osteria Dei Leoni

Antica Osteria Dei Leoni
Al n.13 in classifica su 183 Ristoranti a Albenga
Certificato di Eccellenza
Opzioni: Dopo mezzanotte, Riserve
Dettagli sui ristoranti
Opzioni: Dopo mezzanotte, Riserve
Recensito 8 giugno 2019

2 giugno pranzo in 4 - abbiamo scoperto che volendo hanno anche le mezze porzioni …. che sono le porzioni base degli altri ristoranti, per cui come dire porzione intera grande appetito !
4 mezze porzioni antipasto + 2 primi e 2 mezze porzioni + 1 semifreddo al croccante .. un cucchiaio per uno e via, acqua e vino da 375 x 119 euro.
Cucina sempre accurata ed un cameriere che ti segue e ti consiglia cibo buono e mangiando nel chiostro una location particolare fanno di questi appuntamenti sempre un bel ricordo.

Data della visita: giugno 2019
    • Qualità/prezzo
    • Servizio
    • Cibo
Grazie, gian carlo v
Questa recensione rappresenta l'opinione personale di un viaggiatore di TripAdvisor e non di TripAdvisor LLC.
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7 - 11 di 437 recensioni

Recensito 5 giugno 2019

Fritto misto come antipasto ...una delizia !! Pescato del giorno alla ligure come ...Secondo !! Tutto perfetto veramente cucinato bene . Complimenti !!

Data della visita: maggio 2019
Grazie, Nico P
Questa recensione rappresenta l'opinione personale di un viaggiatore di TripAdvisor e non di TripAdvisor LLC.
Recensito 19 maggio 2019

Per trovare l'Osteria bisogna addentrarsi nel suggestivo centro storico medievale di Albenga fino a scovare di là da una piazzetta un vicolo quieto e appartato, dove sotto un voltone si apre il sobrio ingresso del locale che tutt’altro è di quel che dice il nome, non trattandosi di un’osteria ma di un ristorante con un certo tocco di raffinatezza, né trovandosi nella pur vicina piazzetta dei Leoni. Ma tant’è, basta saperlo; e noi, dopo una prima visita natalizia, al nostro ritorno in un’uggiosa domenica di fine maggio, lo sapevamo.
Visite le nostre entrambe inadatte a provare il dehors nel cortile; e allora ci siamo nuovamente accomodati nel basso salone voltato a piano terra, tra le mura possenti dell'ex convento risalente al ‘400,
Luci soffuse, musica discreta, volte ad arco e tavoli ben apparecchiati e distanziati sufficientemente a contenere i capricci di qualche piccolo cliente che il compassato e professionale cameriere, che a saperlo prendere non disdegna un sorriso, gestisce con affabilità. Stavolta lo troviamo affiancato da una collega di pari livello, salvo due modesti scivoloni di cui dirò in conclusione.
Dopo il mise en bouche dello chef, un assaggio di torta di verdure con fave e salame, abbiamo preso due antipasti e due primi, alla cui conclusione siamo ancora riusciti a far posto a un dolce da condividere. Ma andiamo con ordine.
Irrinunciabile il ricco e fantasioso cappon magro, dalla presentazione che è una gioia per gli occhi come poi sarà il piatto per lo stomaco, gran trionfo di mare e di orto; e una fantasia di pesce crudo “tutto fresco e tutto abbattuto”, precisa il cameriere. Un piatto stuzzicante e pregevole; azzeccata soprattutto la battuta di salmone, con le note decise dell’aglio e zenzero piacevolmente smorzate dalla dolcezza della papaia (comunque correttamente servita a parte).
Di primo, terminata la zuppa per cambio di stagione non ancora aggiornato in menu, un buon piatto di tortelli integrali di pesce con spinaci, taggiasche e pomodorini, una sinfonia di gusti in perfetta armonia; e le previste abbondanti linguine agli scampi da consumare facendo attenzione alle temibili fettine d’aglio, eliminate le quali il piatto si è rivelato una ponderosa delizia, che sarebbe forse stato sufficiente compartire in due.
Con tanta dovizia di crostacei e frutti di mare ci ha stupito non vederci portare, insieme al piattino per gli scarti, un paio di salviette inumidite: forse non sarà un’attenzione elegante, ma ci avrebbe evitato di doverci andare a lavare le mani alla toilette.
Volevamo bere pigato e pigato è stato, ma non uno della decina in lista perché il cameriere ci ha proposto un Claudio Vio di nuova annata, appena arrivato, buona conferma di un produttore che già conoscevamo: crosta di pane e fiori di glicine al naso, in bocca è erbaceo, agrumato e minerale, di giusta acidità e tanto deciso da concludersi con note che arrivano a sfiorare vaniglia e liquirizia.
Dopo tanta abbondanza, per farci prendere il dolce è toccato vederlo portare al tavolo accanto; e allora semifreddo ai frutti di bosco anche per noi, ma un semifreddo fatto in casa di una consistenza particolare, tutto un altro mondo rispetto a quelli industriali, servito forse soltanto un po’ troppo ghiacciato ma anche questo abbondante, pur condiviso in due, e tanto soddisfacente da valere appieno gli 8 € di menu che ci avevano lasciati un po’ interdetti.
Digestivi offerti dalla casa: abbiamo scelto un liquore alla liquirizia e un mirto rigorosamente sardo.
In due abbiamo speso poco meno di 100 €, pienamente meritati dal locale, dai piatti e dal servizio attento e non così lento come da altri segnalati, nonostante la quindicina di tavoli fosse occupata per la metà. Soltanto le due accennate note sottotono: il portarci un assaggio di pane fritto tiepido (anzi piuttosto freddino) soltanto dietro domanda, e non nella porzione di pane come a tutti gli altri tavoli; e l’invito della cameriera a rivolgersi al collega per chiedere il conto. Non le bastava avvertirlo della nostra richiesta, invece di farci aspettare che si liberasse dal taglio della torta di compleanno al tavolo accanto prima di doverlo interpellare noi?
Peccati veniali che non ci impediranno di ritornare.

Data della visita: maggio 2019
    • Qualità/prezzo
    • Servizio
    • Cibo
1  Grazie, AleIva6163
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Recensito 7 maggio 2019

Pessima esperienza con due ospiti stranieri.
Il ristorante è gestito da due camerieri che fanno quello che possono.
La disattenzione alle problematiche dei tavoli è totale.
Un'ora e quaranta tra l'antipasto e la seconda portata.
La Ricciola ordinata, alla ligure, è giunta senza alcun gusto, con patate crude. Sembrava bollita. L'altro pesce ordinato, Besugo, è giunto semi crudo.
Ce ne siamo andati assolutamente contrariati senza nessuna scusa della direzione , tantomeno dei camerieri.

Data della visita: aprile 2019
    • Qualità/prezzo
    • Servizio
    • Cibo
Grazie, granromeo
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Recensito 2 maggio 2019

La cucina qui è veramente eccezionale, oltre alla location (centro storico (ZTL) ma limitrofo alle mura che consente comunque di parcheggiare a pochi passi) ed al locale sito in uno stabile storico che gode, in estate, di un bel chiostro esterno.
I piatti di pesce sono eccezionalmente buoni, profumati, impattati scenograficamente (cappon magro e lo spiedino ad esempio) ed abbondanti.
Onestissimo il rapporto qualità, quantità e prezzo.
Per chi ricorda il profumo della cucina della nonna, fatta di odori come l'alloro, la salvia, il vino bianco a sfumare...qui il mare è pronto nel piatto. Anche il pesce semplice o povero è cucinato magistralmente.
Inoltre il personale di sala è preciso, cordiale e preparato anche sui vini.
Davvero un ristorante che fa onore ad Albenga.

Data della visita: aprile 2019
    • Qualità/prezzo
    • Servizio
    • Cibo
Grazie, Nadia B
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