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“Chiesa di San Giorgio in Velabro”
Recensione di San Giorgio in Velabro

San Giorgio in Velabro
Al n.253 in classifica su 1.971 Cose da fare a Roma
Recensito 29 maggio 2018

Un gioiello dell'era paleocristiana, San Giorgio in Velabro rappresenta uno di quei gioielli senza tempo che il turista frettoloso potrebbe non apprezzare a pieno. Elegante la facciata con il porticato, semplice ed elegante l'interno con colonne e capitelli di riporto di rara bellezza. Il portico della chiesa fu distrutto da un attentato della Mafia e sapientemente ricostruito mattone dopo mattone e riportato all'originaria bellezza

Grazie, Giorgio M
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5 - 9 di 74 recensioni

Recensito 4 novembre 2017

La Chiesa, che di fatto ha inglobato l'antico Arco degli Argentari, risale pcon tutta probabilità al IX secolo. Negli anni ha subito vari rimaneggiamenti, l'ultimo dei quali nel 1993 quando un'autobomba ha causato il crollo quasi totale del portico antistante.
Prende il nome da "Velabrum", la palude dove Romolo e Remo sarebbero stati trovati da un pastore.
Affascinante la facciata con l'elegante campanile, molto modesta e spoglia all'interno

Grazie, IoViaggioLowCost365
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Recensito 16 settembre 2017 da dispositivo mobile

Dietro all'Arco di Giano, piccola, semplice e bellissima. La curiosità che fa diventare la chiesa singolare: i muri perimetrali non sono paralleli, ma convergono verso l'abside, cosi che la parete di fondo è più stretta rispetto alla facciata. La doppia fila di otto colonne in marmo e granito con capitelli ionici e corinzi è spettacolare.

Grazie, 24flop
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Recensito 21 agosto 2017

La facciata della chiesa è a capanna, con paramento murario in intonaco color arancione. In basso, è preceduta dal portico, ricostruito dopo l'attentato del 1993. L'interno è asimmetrico, più largo in corrispondenza della facciata e più stretto nel fondo con tre navate separate da file di archi a sesto acuto poggianti su colonne di spoglio in marmo scanalato. Il soffitto della navata centrale fu dipinto da Francesco Avalli. L'abside, rialzata rispetto al piano pavimentale e riservata al clero, presenta un affresco, molto restaurato, raffigurante Gesù Salvatore fra i Santi Giorgio, Maria, Pietro e Sebastiano.

Grazie, furiopa
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Recensito 6 luglio 2017

Non si conosce con esattezza la data di fondazione di questa piccola chiesa, ma sembra che essa debba risalire almeno al 400 – 500. Il Velabrum (denominazione di etimologia incerta) era anticamente un’area paludosa compresa tra il Palatino, il Campidoglio e il Tevere. Per inciso, secondo la leggenda, si tratterebbe proprio del luogo ove i gemelli Romolo e Remo furono ritrovati dal pastore Faustolo. La chiesa fu in origine intitolata a San Sebastiano. La dedicazione a San Giorgio risale a un’epoca più tarda (VIII secolo) quando su iniziativa di papa Zaccaria furono traslate in questa chiesa le reliquie dello stesso santo, secondo la tradizione martirizzato al tempo dell’imperatore Diocleziano.
Dopo ripetuti crolli, distruzioni e ricostruzioni, la chiesa presenta oggi una sobria facciata ricoperta d’intonaco arancione con timpano e finestra circolare, preceduta da un pregevole portichetto altomedioevale (detto “nartece”) sorretto da quattro colonnette a capitello ionico e da altrettanti massicci pilastri angolari in mattoni. Sull’architrave campeggia una scritta in latino volgare, a ricordo di una ricostruzione finanziata da un tale “Stephanus ex Stella”, a suo tempo priore di questa chiesa.
Sulla sinistra dell’edificio si erge il bel campanile romanico a cinque livelli scanditi da eleganti cornicioni. Le trifore dei tre livelli più bassi sono cieche, mentre quelle del quarto e del quinto sono aperte; l’accorgimento conferisce slancio, robustezza e insieme leggerezza all’intera struttura.
L’interno della chiesa si restringe procedendo dall’ingresso verso l’altare; non si conosce il motivo di questa stranezza. Le tre navate sono sostenute da due file di otto vigorose colonne di diversa forma, probabilmente recuperate da antichi edifici romani. Sotto un armonioso ciborio a quattro colonnine si trova l’altare maggiore, che custodisce al suo interno la testa e la spada del santo eponimo. La conca absidale ospita un bell'affresco del 1200 attribuito a Piero Cavallini, raffigurante Cristo, la Vergine e alcuni santi.
Addossati alla parete sinistra della chiesa, proprio accanto alla base del campanile, sorgono i resti dell’antico “Arco degli Argentari” che sul finire del II secolo d. C. i ricchi mercanti di Roma innalzarono in onore dell’imperatore Settimio Severo e della sua famiglia. A dispetto del nome la struttura è più simile ad una porta che a un arco propriamente detto; perciò fu in seguito utilizzata come accesso al vicino Foro Boario (il grande mercato di bestiame della Roma imperiale).
Nel luglio del 1993 la chiesa fu colpita da un attentato dinamitardo che distrusse parte della facciata e tutto il portico. I danni furono riparati grazie a un impegnativo intervento di ricostruzione durato tre anni, durante i quali furono pazientemente recuperati, catalogati e ricollocati nella stessa sede i materiali originali che l’esplosione aveva sbriciolato e scagliato ovunque. Un’opera certosina e meritoria, grazie alla quale è oggi possibile ammirare questa chiesa quasi come se il brutto episodio non si fosse mai verificato.
La chiesa di San Giorgio al Velabro si trova sull’omonima via, a pochi passi dall’Arco di Giano. Evitate per quanto possibile di visitare la chiesa durante le funzioni religiose e i matrimoni, assai frequenti in tutti i periodi dell’anno. Se decidete di entrate vestitevi in maniera adeguata e ricordate di essere in un luogo sacro.

Grazie, Tommaso612
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