Viaggio Mongolia luglio 2019

Sul mio diario di viaggio ho scritto questo..

Non saprei da dove cominciare per descrivere il viaggio, la terra appena visitata e l’infinitá della cultura delle tradizioni che la popolano che ben si sposano con l’infinità dei paesaggi che ne fanno da contorno.

Ho viaggiato un po’ nella mia vita e pensavo di aver tratto già gli insegnamenti essenziali.. se dovessi dire cosa ho imparato dalle mie esperienze risponderei che servono per stare davvero bene poche persone ma buone, poche cose ma utili e che si deve ragionare per piani B, altrimenti è inutile e insensato avventurarsi in qualsiasi cosa, anche cucire un bottone. E poi arriva la Mongolia.. e arriva apparentemente per caso e per coincidenze fortuite. E arrivo in questa terra contraddittoria e sconfinata dove l’imprevedibilità e la dilatazione del tempo che si assapora nella steppa e poi nel Gobi, comincia a scontrarsi con il bisogno di andare avanti che invece sì affaccia nella capitale.. E la prima sensazione che percepisci quando ti “scontri” con questa terra è di non aver paura. È una terra dura, dove la poesia viene spesso abbandonata per far spazio alla concretezza del clima e delle necessità del momento... Perciò poca poesia e molta concretezza eppure.. Non hai paura. E ti dici: che strano.. E poi incontri la gente.. E quella loro disarmante genuinità, ingenuità e fiducia verso l’umanità e il genere umano che ti lascia disarmato.. che bastano dieci minuti, una sigaretta un caffè una chiacchiera e se poi decidi di passarci quei 6-7 anni insieme non avrebbero nulla da dire, anzi magari invece avresti una famiglia. E...se poi sai fare qualcosa allora sei indissolubilmente legato a loro! Credo sia una terra che va conosciuta solo quando cominci a fare pace con te stesso.. Ora parliamo dell’organizzazione. Arrivi e incontri la guida, Marco, un uomo che colpisce inizialmente per due cose immediate: l’autoironia e l’attenzione. Si ha inizialmente la sensazione di essere blandamente scrutato da questi occhi azzurri nascosti da lenti da sole. La tua mente raccoglie fortuitamente e inconsapevolmente questa informazione senza farci neppure tanto caso, e prende inizio così il viaggio. Poi scopri che ha un carattere così definito che a mio avviso è fra le persone più colte e intelligenti che abbia conosciuto, e non parlo dell’intelligenza dei libri e delle nozioni universitarie impresse nel granito, quelle anche una scimmia potrebbe acquisirle, ma di un’ intelligenza fatta di conoscenza ed esperienza che acquisisci smembrando le nozioni... così come siamo abituati a credere.. capace di dominare conoscenze di geologia, paleontologia, letteratura, storia e religione, mettendole insieme in modo mirabile, e con una rara capacità di coinvolgere. Per non parlare di tutte le persone del luogo che lavorano con lui. Brave umili preparate e assolutamente in grado di fronteggiare le possibili avversità di questa terra. Quelli che tra noi occidentali si definirebbero “capaci” si sarebbero lasciati andare in 5 min contati a scene isteriche senza eguali.

Esiste una bellissima frase di Alessandro Baricco, tratta da castelli di rabbia ( se non ricordo male): “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.” Potrei riassumere così questo viaggio e la Mongolia.