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Kgalagadi, il mal d’Africa ha colpito ancora - Il viaggio

Rheineck, Svizzera
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Kgalagadi, il mal d’Africa ha colpito ancora – Il viaggio

Questo viaggio l’ho programmato e fortemente desiderato per quasi due anni.

Alla fine ce l’ho fatta ed è stata una bella esperienza. Il problema più grande è stato, oltre a trovare la disponibilità degli alloggi all’interno del parco, trovare un partner con cui dividere le spese e anche avere quella sicurezza in più data dal fatto di essere in due e poter confidare nel mutuo soccorso in caso di necessità. Queste sono cose da tenere molto in considerazione quando si intraprendono certi tipi di viaggi.

Dopo tanti consigli ricevuti sul mio primo post “Kgalagadi, il mal d’Africa ha colpito ancora”, trovo doveroso, ed anche un piacere, raccontarvi del mio viaggio nel Kgalagadi.

Poiché sarà una sorta di diario di viaggio, lo dividerò in diversi post.

Per necessità di narrazione, scriverò al singolare quando riferirò le mie personali considerazioni e al plurale per le esperienze di viaggio condivise.

Arrivati ad Upington, la prima tappa è stata alle Augrabies falls NP, dove abbiamo trascorso due notti. Il parco si è rivelato superiore alle attese, due giorni sono comunque abbastanza per avere un’idea del parco, tre giorni potrebbero risultare troppi.

Di questo, appena avrò tempo, racconterò nella recensione del parco.

Dopodiché siamo rientrati ad Upington e abbiamo fatto i necessari acquisti per affrontare i nove giorni nel Kgalagadi.

La strada che conduce al parco è la R360, una bella strada molto scorrevole e priva di traffico. I circa 260 km si coprono comodamente in meno di 3 ore.

Il parco è ricco di vita, abbiamo avvistato tanti animali, tanti rapaci, ma poiché lo scopo del nostro viaggio erano i felini, ne riporto qui l’elenco di quelli incontrati:

Leoni: 9 (8 maschi e una femmina)

Ghepardi: 8 (di cui una femmina con cucciolo)

Gatti selvatici: 4

Leopardo: 1

11 maggio - primo giorno

Una volta arrivati al parco e fatto il check-in, abbiamo fatto la prima escursione, da Twee Rivieren verso Nord, direzione Nossob. Il primo impatto con il parco non è stato dei migliori. Nel mio immaginario, il Kgalagadi TNP, che si trova nel deserto del Kalahari, avrebbe dovuto essere una zona arida. Invece, a causa delle relative copiose piogge, il parco si è presentato come un tappeto verde o comunque di un giallo verde come di campi di grano quasi maturo.

Con una vegetazione del genere ero piuttosto preoccupato su come avrei potuto avvistare i gattoni del Kgalagadi.

Ed in effetti, nella prima escursione abbiamo visto solo struzzi, otarde, gazzelle e qualche Gnu.

19 risposte su questo argomento
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1. Re: Kgalagadi, il mal d’Africa ha colpito ancora – Il viaggio

Bentornato! Aspettiamo il seguito del tuo diario!

Rheineck, Svizzera
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2. Re: Kgalagadi, il mal d’Africa ha colpito ancora – Il viaggio

12 maggio

Il secondo giorno, per la mattinata, abbiamo scelto la strada che da Twee Rivieren conduce a Mata Mata e ne abbiamo percorso un bel tratto, fino all’altezza di Urikaruus.

Qui, dopo aver fatto pausa nell'area picnic, abbia notato un anomalo spostamento delle gazzelle e un crescendo di macchine che si fermavano in osservazione. Presa la macchina abbiamo scoperto che, a poche centinaia di metri da dove noi e molte altre persone eravamo li a sgranchirsi le gambe, un ghepardo femmina col suo cucciolo avevano cacciato la loro preda.

Purtroppo ci eravamo persi la caccia ed eravamo consapevoli che difficilmente avremmo avuto un’altra occasione. Comunque abbiamo fatto qualche foto, anche se la distanza e la luce della tarda mattinata non era di aiuto per realizzare buoni scatti (erano le 11:10, secondo l’orario riportato nella mia prima foto).

Il pomeriggio invece ci siamo ridiretti direzione Nossob. Di leoni neanche l’ombra, comunque, cominciavamo a fare qualche foto interessante e, per i leoni, in nove giorni sicuramente avremmo avuto occasione di vederli, il leopardo invece era più che altro una speranza!

E cosi è stato! Il Kgalagadi ha rivelato pian piano i suoi tesori ed è stato un crescendo di avvistamenti.

 

13 maggio

Nella mattina del terzo giorno alle 7:50, nelle vicinanze di Kij kij, abbiamo avvistato il primo leone. Maschio, adulto con bella criniera. Luce non proprio ottimale, il controluce si alternava a chiazze d’ombra però, in alcuni momenti, a tirar fuori la mano, avremmo potuto accarezzarlo come un bel gattone!

La mattinata prometteva bene, difatti, due ore dopo abbiamo incontrato il primo gatto selvatico.

Nel pomeriggio invece abbiamo incontrato un gruppo di otocioni e fatto qualche foto discreta.

Merano, Italia
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3. Re: Kgalagadi, il mal d’Africa ha colpito ancora – Il viaggio

...bellissimi incontri! L'otocione poi :-)

Rome
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4. Re: Kgalagadi, il mal d’Africa ha colpito ancora – Il viaggio

Grazie del racconto, lo seguirò.

Roma, Italia
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5. Re: Kgalagadi, il mal d’Africa ha colpito ancora – Il viaggio

C'erano i leoni alla waterhole Craig Lockart, vicino Mata mata? Io ce li ho sempre trovati, tanti e con cuccioli. Che nostalgia!

Rheineck, Svizzera
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6. Re: Kgalagadi, il mal d’Africa ha colpito ancora – Il viaggio

@ Valeria

no, niente leoni al Craig Lockart, ne tantomeno cuccioli.

La zona di Mata Mata é stata quella con più avvistamenti di felini.

Segui il racconto!

Rheineck, Svizzera
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7. Re: Kgalagadi, il mal d’Africa ha colpito ancora – Il viaggio

14 maggio

Esauriti i tre pernottamenti a Twee Rivieren, ci siamo diretti verso Nossob dove abbiamo trascorso una sola notte.

Abbiamo guidato per più di due ore senza particolari avvistamenti. Poi, alcuni chilometri prima dell’area picnic di Melkvlei, nella pista sabbiosa, abbiamo incontrato una coppia di leoni. Maschio e femmina e camminavano verso di noi. Adrenalina a mille!

Davanti a noi c’era una sola macchina e dietro nessuno. Cosi, una volta superati dai leoni, siamo andati diverse volte in retromarcia e ci siamo a lungo goduti quest’incontro.

Giunti a Nossob, altro check in, sosta per il pranzo ed escursione pomeridiana. Prima di uscire ci siamo informati sul percorso da fare e sugli avvistamenti. Il personale del parco ci ha riferito di due leoni nella zone del nord gate.

Effettivamente, a pochi passi dal gate, due bei leoni maschi stavano in stato letargico all’ombra di un cespuglio. Poiché la vista di due leoni sonnecchianti non è granché eccitante, abbiamo deciso di fare il nostro giro verso nord e ritentare la fortuna al ritorno. Ed al ritorno i leoni erano effettivamente un po’ più arzilli, qualche sbadiglio, qualche stiracchiamento e dopo un po’ hanno attraversato la strada e si sono diretti nella macchia, lasciandoci poche chances per qualche foto decente.

15 maggio

Eccoci al giro di boa. Lasciato Nossob, ci siamo diretti verso il Kalahari tended camp.

Il tragitto è stato abbastanza noioso, pochi avvistamenti degni di nota.

Senonché, ad una ventina di km dalla meta, fra il pozzo 13 e 14, ci siamo imbattuti in tre leoni che nella notte precedente, o in mattinata, avevano abbattuto un orice e dopo il lauto banchetto erano tutti e tre, con i ventri gonfi, a sonnecchiare. Abbiamo deciso di proseguire ed effettuare il check in e prepararci qualcosa per il pranzo.

I leoni potevano aspettare il nostro giro pomeridiano, del resto eravamo sicuri che in quello stato non si sarebbero mossi.

Rheineck, Svizzera
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8. Re: Kgalagadi, il mal d’Africa ha colpito ancora – Il viaggio

Giunti al campo tendato, il nostro alloggio ci è piacito molto, parcheggio semi coperto per l’auto, cucinino separato, veranda sul letto secco del fiume e tenda con 4 letti. Tutto sapeva di “safari”!

Non sapevamo ancora dell’odissea che ci sarebbe toccata nelle due notti seguenti!

il giro pomeridiano è stato di avanscoperta, abbiamo fatto il loop e siamo ritornati al posto in cui avevamo incontrato i leoni. Su quel fronte niente di nuovo, i leoni stavano ancora là a presidiare e difendere la carcassa semi divorata dell’orice, dai famelici sciacalli dalla gualdrappa.

Abbiamo fatto qualche foto di due dei tre leoni (uno era steso sotto un albero un po’ più distante), ma niente di entusiasmante. I leoni con la pancia piena non hanno proprio niente di regale!

Osservando i due leoni mi è venuto spontaneo affibbiargli due nomignoli, Pierce e Glauco. Pierce aveva proprio sul naso un piercing lasciato dall’incontro con un istrice e Glauco aveva l’occhio sinistro gonfio e di colore ceruleo e il labbro inferiore un po’ pendulo sul lato destro, cose se non potesse chiusere uniformemente la mandibola. Segni evidenti della lotta durante la caccia della precedente notte (peccato non poter inserire qualche foto nel racconto).

Rientrati al tended camp abbiamo cenato e alle 21 eravamo già a letto.

Nella notte è stato un continuo concerto di sciacalli e nelle mattinate abbiamo sentito la iena.

Questo il lato positivo, anche se personalmente avrei preferito sentire i leoni.

La cosa negativa è stata il freddo. Freddo veramente molto pungente! Le pareti della tenda e il pavimento di assi di legno non proteggevano certo dagli spifferi. Per il giorno eravamo bene equipaggiati ma, per la notte non avevamo tenuto assolutamente conto che nella tenda la temperatura sarebbe scesa così tanto.

Poiché la tenda era fornita di quattro letti, abbiamo utilizzato anche gli altri due piumini per coprirci.

16 maggio

Al mattino ci siamo alzati infreddoliti e, preparato il caffe e il the per la colazione e per portarlo al seguito, siamo partiti mettendo l’aria condizionata a “manetta”.

La giornata è stata piena di incontri interessanti, dapprima, verso le 8:30 abbiamo incontrato due ghepardi e fatto delle buone foto, successivamente abbiamo osservato un gruppo numeroso di sciacalli che si contendevano i resti dell’orice lasciato dai leoni. Questi, li abbiamo rivisti non lontano dalla carcassa, ma erano dal lato opposto della pista, sempre dormienti all’ombra di un albero.

E poi ancora ghiandaie africane dal petto lilla, falchi, aquile, tucani. Tante ottime foto.

la sera stesso programma, cena, controllo delle foto al computer, breve lettura e a nanna già alle 21:00. Questa volta sul letto avevamo messo oltre ai due piumini anche un copriletto, inoltre per dormire abbiamo anche indossato una felpa.

Il mio amico ha dormito più o meno bene, a me invece tutta quella roba addosso dava un senso di oppressione, inoltre la felpa aderiva al piumino, impedendomi di rigirarmi nel letto.

Alle 23:20 ero nuovamente sveglio e non sapevo cosa fare per passare la notte. Ho letto un po’ del mio libro sul tablet ma non riuscivo a stare comodo nel letto, dovevo alzarmi. Dopo un po’ ho deciso di vestirmi e di passare un po’ di tempo nel cucinino, li mi sono fatto un the ed ho letto per qualche ora. Del resto in un campo senza recinzione non potevo permettermi certo di passeggiare!

Lezione imparata, se in futuro ci sarà un’altra esperienza nel tended camp, porterò un bel pigiamone lungo che copra anche le braccia. A proposito, la temperatura quella notte era scesa a 0°!

Rheineck, Svizzera
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9. Re: Kgalagadi, il mal d’Africa ha colpito ancora – Il viaggio

..Piccola correzione, scrivendo "tucani" intendevo i buceri dal becco giallo.

Merano, Italia
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10. Re: Kgalagadi, il mal d’Africa ha colpito ancora – Il viaggio

...ciao...ecco perchè porto sempre la classica, vecchia "borsa dell'acqua calda" !!!

Per le foto so che esiste il modo di caricarle (le ho viste in tanti diari di viaggio) ma non so come si faccia . . . di incontri interessanti ne hai fatti tanti :-)))

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