Perchè non consiglio un viaggio in Scozia.

Alla domanda se merita andare in Scozia risponderei di no, a meno che l’interlocutore abbia già visto parecchissimi Stati e anche in tal caso con mille precisazioni.

Non ritengo la Scozia un’appendice del Paradiso tant’è che non è stata la mia destinazione di ripetuti viaggi che avrebbero penalizzato la conoscenza di quei molteplici angoli del pianeta che permettono un inquadramento della Scozia in un contesto mondiale che la riduce allo stato laicale, bypassando “elogi a prescindere” che subliminalmente potrebbero coincidere con la difesa di un mio curriculum viaggiatorio dalla cospicua monodirezionalità.

Come c’è chi ama aragoste e Scozia, c’è chi, come me, preferisce defungere anziché mangiare le prime e sconsiglia la seconda.

Ecco quindi il mio giudizio dopo 30 giorni diconsi trenta di Scozia, tutti nel maggio 2019.

Avevo prenotato i voli da tempo ma ci sono arrivato senza un programma preciso, pensando vagamente di dedicare una ventina di gg alla Scozia per poi scendere una decina di gg in città del nord dell’Inghilterra visitabili anche con quel maltempo che davo per scontato. Invece il tempo è stato atipicamente quanto costantemente bello e ho girato solo la Scozia da nord a sud e da est a ovest percorrendo oltre 5.000 km in auto, guidando a turno coi miei due figli: in piedi tra le 5.00 e le 5.30 e a nanna sovente come le galline (del resto nella maggioranza delle mini - località scozzesi dopo una certa ora o si va al pub a bere alcoolici o si dorme…), nonché saltando il pranzo come per noi solito in viaggio.

Giudizio: ho visto la Scozia col sole e la ritengo di interesse medio tendente leggermente al basso perché priva di quelle vere attrazioni che restano nel ricordo. Un po' è il giudizio da me riservato all’Islanda, che ha però il pregio di una relativa esoticità. E’un viaggiare generalmente gradevole per il costruito così diverso tra nord e sud, per i panorami interni più interessanti di quelli costieri, per la varietà della fauna che si incontra, per qualche castello (non per tutti). Ma, se il tempo fosse stato “scozzese” come i locali mi hanno in coro detto non essere quello da me incocciato, come si trova il turista alle prese con un meteo canonico, considerando anche altri condizionamenti in periodi di punta? Mi riferisco in primis alle prenotazioni del dove dormire.

 

A maggio non ne ho fatte, nel primo pomeriggio cercavo su internet le disponibilità del luogo dove sarei giunto, talora poi optando per strutture che vedevo col vacancies esposto. Ma, ad esempio, il 12 maggio 2019 a Durness (insieme di singoli edifici sparsi su più km, mai città), estremità nordovest della Scozia e punto di obbligato di passaggio per chi si muove nelle Highlands, io ho dormito in un B&B e i miei figli in un albergo vicino mancando due camere nella stessa struttura.

Voglio dire che la domanda strasupera l’offerta nei periodi di punta in varie località e la prenotazione parrebbe imporsi. Ma se il maltempo ha impedito di vedere quanto non sarebbe da trascurare, anche se di interesse non sopraffino, delle due l’una: o si attende il bel tempo o si torna indietro, e quindi si scompaginano in entrambi i casi programma e prenotazioni; oppure si tira dritto e si prescinde dallo scopo del viaggiare: vedere.

Dormire in tenda o in sacco o in auto sono soluzioni che pochi considerano. Nell’unica mezza giornata di tempastro non vedevo panorami descritti positivamente sulle guide e che ho apprezzato ritornandoci in seguito perché, avendo disponibilità di gg, ho modificato ad hoc l’itinerario.

Ritengo le Highlands il meglio assieme a parte dell’isola di Skye; non sono stato su altre isole, che penso costituiscano anch’esse il top locale. In queste zone con pioggia o nebbia o nuvole basse non si vede niente mentre sarebbe necessaria la vista a lunga distanza, premessa per apprezzarle.

Nella Scozia centrale e meridionale ci si può accontentare, a fatica, di una vista anche a distanza ridotta, ma se piove come pare essere tipico la penalizzazione è comunque indubbia.

A tutto ciò aggiungo che Edimburgo è a mio avviso sopravvalutata, oltrechè iperfrequentata al punto che, ad esempio, al suo deludente (non) castello c’è un affollamento che da parte mia ne sconsiglia la visita.

Il mio parere finale: la Scozia per me è “passata e andata” senza lasciarmi particolari ricordi avendo l’hobby di vedere realtà diverse ma tutte con top giustificanti il viaggio; io ci sono vissuto comodamente perché Giove Pluvio era al momento in vacanza nel deserto del Thar, ma tale coincidenza è poco ripetibile; per questo, chi ha prenotato gli alloggiamenti e in alta stagione incoccia un tempo scozzese, si troverà come un asino di Buridano a dover o far saltare prenotazioni per “vedere” o penalizzare il vedere per rispettare le prenotazioni.

Questo inconveniente può/deve essere accettato in certi paesi per le loro oggettive attrazioni, ma a mio avviso non in una Scozia poco coinvolgente.

Sui punti ritenuti top: in Scozia saranno il meglio, ma francamente sono poca cosa se oggettivamente considerati.

Ammetto: il vivere in ambiente montano mi porta ad apprezzare meno la Scozia rispetto a un abitante delle isole o di una grande città; resta comunque sulla testa di ogni viaggiatore in questo paese una spada di Damocle meteorologica che è saggio prevedere come potenzialmente penalizzante in modo significativo e magari cambiare destinazione.

Non è che io non abbia intuito lo “spirito” che in Scozia aleggerebbe: un visitatore seriale può sentirne la presenza, ma altri possono ritenerlo marginale o inesistente anche perché vanno in Scozia solo una volta.

Né è una giustificazione affermare che il meteo locale è tutt’uno con la zona: è vero, ma questo non comporta l’adeguarsi autopenalizzandosi, bensì il cambiare destinazione perché il mondo è grande, bello e variegato.