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Sarajevo 22-26 settembre

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Sarajevo 22-26 settembre

Per fare un viaggio a Sarajevo bisogna avere un motivo. Io ce l'avevo.

Circa un anno fa ho letto "Venuto al mondo" di Margaret Mazzantini, un romanzo ambientato a Sarajevo. Sullo sfondo del racconto c'e' la storia di Sarajevo. Durante la lettura sono rimasto cosi affascinato da questa citta' che si e' subito insinuata in me la curiosita' e la voglia di andarci. Certo, un viaggio a Sarajevo e' una cosa al quanto inusuale. Ne parlo con la mia ragazza, ma e' scettica. La Bosnia Herzigovina, ex Jugoslavia, un paese povero dal passato turbolento, i preconcetti, qualche timore,la difficolta' ad arrivarci. Si, perche' poi ho scoperto che per Sarajevo non esistono voli diretti dall'Italia e tanto meno economici. Insomma date le poche possibilita' reali di andarci resta piu' una fantasia. Nel frattempo anche la mia ragazza legge questo libro e rimane affascinata da questa citta'. In due tutto diventa piu' facile

(che poi e' lei l' esperta di viaggi), cosi finalmente quest' estate troviamo una soluzione fattibile: Volo diretto per Mostar e 3h di autobus per raggiungere Sarajevo. Rinunciamo senza troppi dispiaceri alla vacanza di mare e prenotiamo.

Mostar dista 40 minuti da Medjugorje, quindi il nostro volo e composto da tutti quelli che vanno a Medjgorie piu noi 2. Bene.

Parte l'ave maria recitato dal pilota nell'alto parlante e all'unisono dai fedeli. Ci puo' stare.

Ad un certo punto alcuni organizzatori del tour religioso cominciano a distribuire t-shirt con l' immagine della madonna. Cosi i fedeli cominciano a darmi l'impressione di persone che "tifano" per la madonna e risvegliano la mia compassione.

Dopo circa 1 ora di volo atterriamo a Mostar, dove c e' l aeroporto piu' piccolo che abbia mai visto.

Usciamo dall' aeroporto e mentre tutti i fedeli salgono sul pullman privato che li portera' a Medjuhorie, rimaniamo solo io e la mia ragazza. Ci facciamo aiutare dalla polizia in aeroporto per chiamare un taxi che arriva dopo 10 minuti. Arriviamo quindi alla stazione degli autobus di Mostar. Dal prezzo del taxi e dalle case non ancora restaurate dai colpi delle granate, realizziamo di essere arrivati in un paese abbastanza povero.

Saliamo sul nostro autobus in perfetto orario e percorriamo la strada da Mostar a Sarajevo fiancheggiata per la maggior parte dal fiume Neretva, montagne e piccoli cimiteri che sorgono all' improvviso in mezzo alla natura.

Piu' tardi scopriremo che qui hanno una cultura diversa riguardo i cimiteri, soprattutto tra i musulmani. La morte e' vista come l'inizio di un nuovo cammino e i cimitero sono spesso situati negli spazi adiacenti alle case.

Dopo 3 ore di autobus finalmente arriviamo a Sarajevo e dopo pochi passi alla bascarsja, quartiere nel cuore di Sarajevo. Ormai si e' fatta sera. Mentre a piedi cerchiamo il nostro alloggio siamo subito immersi in quest'atmosfera stupenda di stradine piene di negozi artigianali e di posti dove mangiare o bere caffe tutti in stile medio orientale, quando inaspettatamente ci ritroviamo di fronte alla famosa fontana Sebilj tutta illuminata. Tante volte l'avevo vista dalle foto su instagram da sembrarmi in parte irreale e in parte una cosa troppo familiare.

Trovarmela di fronte e' stato il momento in cui ho capito di aver realizzato il mio sogno di venire a Sarajevo.

Il nostro alloggio, Hostel Zan, e' proprio nel cuore della bascarsja, a due passi da Sebilj. Non vediamo l'ora di tuffarci subito in questa citta' e tra l' altro abbiamo anche fame, percio' posiamo le nostre cose in camera,ci diamo una sistemata veloce e scendiamo a cercare un buon posto dove mangiare. Giriamo un po' alla rinfusa nelle viuzze della bascarja e alla fine riusciamo a trovare un tavolo disponibile in un ristorante che ci sembra abbastanza caratteristico, Barhama. Senza saperlo abbiamo scelto uno dei migliori.

Il locale e' caldo e accogliente. Io ordino un tagliere di specialita' bosniache e il cameriere mi fa notare che e' molto abbondante per una sola persona. Va bene lo stesso, grazie.

La mia ragazza ordina una zuppa di carne e verdure.

Quando ci servono da bere notiamo che insieme alle 2 birre che avevamo chiesto, ci offrono anche due grossi bicchieri d acqua e il pane. Accoglienza tipica del posto. Insieme alle birre ci portano anche gia il conto (circa 15€), ma si paga tranquillamente alla fine. E' solo un loro modo di fare.

Le porzioni sono abbondanti (come poi noteremo ovunque), ed e' tutto buono. Provo a pagare con la carta ma avremo modo di renderci conto che questo e' possibile solo da poche parti, percio' paghiamo in marchi bosniaci, ringraziamo e salutiamo. In bosnia si mangia bene e si spende poco, e' vero.

Sono le 23:00 circa e tra le viuzze della Bascarja non c 'e' molto movimento, allora cerchiamo un posto dove bere qualcosa di caldo. Molti giovani trascorrono le serate nei vari bar che trasmettono musica occidentale a chiacchierare e bere qualcosa ma soprattutto e' molto diffuso fumare narghile', cosi ci lasciamo coinvolgere. Io ho voglia di provare un caffe bosniaco. La mia ragazza prende una cioccolata calda e sfumacchiamo un narghile' al gusto di redbull. E' un buon modo per intrattenere di piu' il tempo. Siamo stanchi del viaggio, percio' finito di consumare, torniamo all'Ostello e andiamo a dormire.

Il secondo giorno, dopo aver fatto colazione in uno dei bar della bascarja che piu ci convinceva (salvo accorgerci dopo di alcune api che svolazzavano come se niente fosse nella vetrina dei dolci), ci dirigiamo all'agenzia Sarajevo Insider,dove mentre cerchiamo di spiegare in inglese ad un addetto che abbiamo prenotato un tour.. "Buongiorno", si presenta la nostra guida italiana, Fuad.

Fuad e' un ragazzo bosniaco sui 35 anni. Capelli neri, barba appena spuntata e abbigliamento sportivo, jeans e felpa. E' professore di sociologia in un liceo di Sarajevo. Ci dice subito che oggi per lui sara' come fare una gita con 2 amici visto che siamo gli unici due a partecipare al tour dato che non ci sono altri italiani. Ci chiede se siamo li' per lavoro e quanto tempo staremo a Sarajevo e si stupisce a sapere che il nostro e' solamente un viaggio culturale. E' molto amichevole e ci fa sentire subito a nostro agio. Dopo le presentazioni, siamo pronti a salire su un piccolo autobus dove c e' anche un autista ad accompagnarci, un signore sulla sessantina che pero' parla solo bosniaco.

La prima tappa del nostro tour ci porta su una fortezza su di una collina da dove si vede tutta Sarajevo che e' praticamente posizionata in una valle in mezzo alle montagne. Con il panorama all'orizzonte Fuad ci racconta una parte di storia antica di Sarajevo.

Mentre ridiscendiamo la collina in autobus chiacchieriamo un po con Fuad. L'argomento del quale vogliamo parlare e' li' e lui lo sa. Sembra quando si fanno i convenevoli a casa di qualcuno dal quale siamo andati per fare le condoglianze. C'e' un argomento da affrontare ma stiamo tastando il terreno per non essere indelicati, per non sembrare reporter entusiasti delle tragedie umane.

Fuad ci spiega che ci parlera' del conflitto man mano che attraverseremo i luoghi interessati e per l' appunto sulla nostra strada troviamo il cimitero dei martiri di kovaci, dove tra le lapidi di musulmani bosniaci uccisi dai cecchini spicca la tomba del presidente della Bosnia in carica durante la guerra, Alija Izetbegović.

Fuad ci spiega che oltre a questo i militari serbi hanno commesso crimini disumani. Hanno violentato donne, ucciso bambini. Durante il massacro di Sbrenica i militari serbi costringevano le donne bosniache a telefonare i propri uomini per farli tornare a casa, cosi che usciti allo scoperto potessero ucciderli. Ci spiega che ancora oggi sulle colline vivono alcuni serbi che si erano stanziati li dai tempi del conflitto e vengono chiamati "i serbi di lassu' " dagli abitanti di Sarajevo che vivono a valle.

Proseguiamo il nostro giro passando da un ospedale pediatrico bombardato e capiamo ancora di piu quanto sia stata meschina questa guerra. Ci facciamo un idea anche delle dimensioni di questa guerra quando passando davanti ad un enorme cimitero, Fuad ci spiega che non sapendo piu' dove seppellire le vittime hanno trasformato un campo sportivo in cimitero.

Una guerra di una portata enorme ad un'ora dall'Italia e l' Europa intera indifferente al popolo bosniaco. Fuad ci confessa che l' Europa piu' che disinteressarsi magari trovava conveniente il progetto serbo di unificare quella parte d'Europa sempre cosi' emarginata e instabile politicamente, pertanto li lascio' fare e Sarajevo fu abbandonata a se stessa e i suoi abitanti.

Il conflitto si concluse con l'accordo di Dayton che sanciva l' indipendenza della Serbia dalla Bosnia. In pratica fu legalizzato quello che la Serbia stava cercando di ottenere con la guerra. Questo, ci confessa Fuad, ha lasciato una grande frustrazione nel popolo bosniaco. E aggiunge che i giovani di oggi in Bosnia, sono disinteressati a quanto accaduto. Capita di vederli ai concerti di cantanti serbi, che magari si tengono nei pressi di uno dei tanti cimiteri della citta' e che fanno canzoni folkloristiche sulla religione musulmana, sbeffeggiando tutte le sofferenze e le ingiustizie che ha subito il popolo bosniaco.

Il tour si conclude al tunnel della speranza.

Torniamo al nostro autobus e ci scambiamo i contatti e-mail prima di lasciarci. Peccato aver dimenticato di fare una foto ricordo con la nostra simpatica guida. Tornati alla Bascarja pranziamo con un piatto tipico: cevapcici (carne trita variamente speziata servita insieme ad una sorta di focaccia bosniaca). Spettacolare.

Torniamo all' alloggio per riposare.

La sera ceniamo in uno dei piu' bei ristoranti di Sarajevo, Pvinica hs. Ristorante elegante con arredamento classico,luci soffuse e su due piani. Anche qui, come in tutti i ristoranti della Bosnia, non c e' il divieto di fumare, il ché rinforza l'atmosfera "vintage".

Mangiamo bene e spendiamo poco anche qui. Dopo cena ci intratteniamo ancora in uno dei tanti bar della bascarja a bere caffè, dopo di che andiamo a dormire.

Sarajevo non offre molto in termini di vita notturna, pertanto ci siamo focalizzati sul trovare un posto carino e diverso dove cenare ogni sera.

Durante il giorno invece era piacevolissimo fare una pausa da Teahouse Džirlo col suo simpaticissimo proprietario,che parla italiano,e col quale abbiamo scambiato due chiacchiere. Tra le poche persone con le quale abbiamo avuto modo di rapportarci rientra anche una ragazza italiana, conosciuta per caso, facente parte di un associazione che aiuta i bambini bosniaci, Elisa, la quale ci ha raccontato tante dinamiche di questa citta' cosi accogliente quanto controversa. Senza aver scambiato due parole con persone che "vivono" la bosnia questo viaggio non sarebbe stato lo stesso. Per l'appunto Sarajevo e' una citta' da vivere piu' che da visitare. Ci sarebbero tante altri piccoli dettagli da aggiungere ma mi sono gia dilungato abbastanza. Per chiunque volesse intraprendere un viaggio a Sarajevo, o meglio, per chiunque abbia un motivo per andarci, saro' felice di essere d' aiuto.

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Genova, Italia
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di Cinque Terre, Genova, Riviera ligure, Portogallo, Norvegia, Germania
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1. Re: Sarajevo 22-26 settembre

Ciao Cx1989

Veramente molto interessante il tuo racconto, anch'io ho letto il libro della Mazzantini e mi è piaciuta molto la tua ricerca durante il viaggio delle tracce della guerra

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