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Museo Regionale dell’Emigrazione

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Museo Regionale dell’Emigrazione

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Marco B ha scritto una recensione a gen 2019
Provincia di Torino, Italia272 contributi333 voti utili
Qualche settimana fa ho visitato il museo in compagnia del mio figlio tredicenne. Il museo, il cui ingresso è libero, è ben allestito ed è gestito in modo esemplare. La visita è stata molto interessante grazie alla guida che ci ha accompagnato nel percorso mettendo a nostra disposizione passione e competenza. Assolutamente consigliato, anche per non dimenticare che anche noi piemontesi siamo stati emigranti. Potrete trovare le informazioni utili per la visita sul sito web del museo.
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Data dell'esperienza: dicembre 2018
Utile
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19klaus60 ha scritto una recensione a gen 2019
Frossasco, Italia104 contributi85 voti utili
Sono stato in questo posto tempo fa, per curiosita' e devo dire che questo piccolo museo raccoglie grazie al frutto di un immenso lavoro di ricerca e collezione oggetti, documenti, informazione una grandiosa storia del popolo piemontese del secolo scorso ....BRAVI ! Un ottimo lavoro che vale la pena di essere visto
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Data dell'esperienza: febbraio 2018
1 voto utile
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mate314 ha scritto una recensione a ott 2017
Torino, Italia20 contributi14 voti utili
Si tratta di un piccolo e ben curato museo, molto coinvolgente, ancor di più per chi ha nella propria famiglia storie di parenti emigrati. Attraversando le sale si compie un viaggio nel tempo, propedeutico alla comprensione di quanto sta avvenendo oggi in Italia. La visita, che è gratuita, dovrebbe essere obbligatoria per tutte le persone che si occupano di flussi migratori o che esprimono opinioni in merito. Ringraziamo la guida che ci ha accompagnati con molta disponibilità e competenza.
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Data dell'esperienza: ottobre 2017
1 voto utile
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pinoilviaggiatore ha scritto una recensione a mar 2017
Nichelino, Italia14 contributi2 voti utili
Entrando nel Museo Regionale dell'Emigrazione si ha subito la sensazione che la Storia si ripete sempre uguale a se stessa e che quelli che oggi vediamo come ospiti non sempre arrivati a seguito di un invito, non siamo altro che noi qualche decennio fa e subito cresce la sensazione di comprensione e tolleranza verso gli altri, oggi meno fortunati di noi. Nasce la consapevolezza critica dell complesso ma necessario bisogno di regolamentazione dei flussi migratori e dell'impegno comune che chi governa dovrebbe avere cioè la ricerca tesa a creare la igliori condizioni in ogni paese, garantendo cosi le condizioni necessarie allo sviluppo della persone e dei popoli nel prprio territorio; perché ci si rende subito conto che il viaggiare da un paese allìaòltro rincorrendo un sogno, nasce dal bisogno di soddisfare le necessità primarie di alimentarsi e poter mantenere la propria famiglia. Ringrazio la guida per la sua capacità di comunicazione e per la passione presente nei suoi racconti.
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Data dell'esperienza: ottobre 2016
1 voto utile
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roberta c ha scritto una recensione a mar 2017
Asti, Italia408 contributi348 voti utili
ho scoperto questo piccolo e particolarissimo museo in quanto è entrato di recente nel circuito dell'abbonamento musei, pur essendo gratuito in quanto non ho visto da nessuna parte - nè nel museo nè sul sito - eventuali costi del biglietto. si trova nella stessa via centrale, a pochi metri di distanza, dal museo del gusto - forse più noto - del paesino di frossasco, a circa 10 minuti da pinerolo. c'è un piccolo ma più che sufficiente parcheggio proprio a fianco. all'accesso una ragazza veramente competente ci ha chiesto se preferivamo la visita libera o quella guidata. abbiamo optato per la seconda. pur essendo veramente piccolo è durata ben 1 ora e 20, durante la quale ci ha spiegato benissimo e in modo assolutamente interessante tantissimi aspetti riguardanti il fenomeno dell'emigrazione piemontese nel mondo! il percorso si compone di 7 sale. nella prima si affronta la partenza: per quali motivi si partiva, verso quali destinazioni, in quali quantità e chi partiva in particolar modo. la seconda saletta, molto piccola, è dedicata al viaggio. si possono vedere foto che mostrano le condizioni di sovraffollamento a bordo delle navi e un passaporto di una donna, nonchè ascoltare storie di migrazioni particolari, verso l'australia e il sud africa ma anche di tragici affondamenti che hanno causato centinaia di vittime. nella terza sezione si può vedere l'arrivo a ellis island negli stati uniti o in brasile e argentina, illustrato da foto e alcuni documenti di viaggio. la più bella è la quarta sala dove è allestita una cucina, molto povera: qui si parla delle abitazioni, fatiscenti e malsane, in cui si trovavano a vivere i nostri migranti. le foto aiutano ancora una volta a capire le misere condizioni di vita di molti di loro. la quinta, interessantissima, è dedicata al lavoro, con particolare riferimento a quello agricolo della pampa argentina. le foto mostrano le trebbiatrici all'opera e i sacchi di grano ammonticchiati gli uni sugli altri dai contadini. è esposto anche un modello di trebbiatrice, che riproduce quella esposta al museo etnografico di pinerolo. la penultima sezione è dedicata alla corrispondenza tra migranti e parenti lasciati in piemonte. si possono vedere fotografie inviate per ricordo, lettere e un video senz'audio in cui si vedono i lavoratori all'opera nei vari mestieri. un piccolo spazio è dedicato all'associazione piemontesi nel mondo e a due esempi di personaggi che hanno avuto successo o che son stati ingiustamente criminalizzati. questi ultimi sono sacco e vanzetti. due pannelli raccontano in breve la loro biografia. l'ultima sezione è dedicata ai personaggi che hanno portato con onore il piemonte nel mondo facendo grandi cose. in alcune vetrine sono esposti cimeli e lungo le pareti si possono leggere 17 brevi e concise biografie. si scopre così del medico che ha scoperto il virus dell'hiv e il retrovirus della leucemia negli adulti, della prima donna governatore di uno stato americano, del fondatore di un quartiere multirazziale a cuba che porta ancora il suo nome e del caffè torino da lui aperto, del musicista che ha realizzato colonne sonore stupende tra cui quella di forrest gump, della ristoratrice che ha trasformato la bettola del padre a new york in un ristorante frequentato tra gli altri dai kennedy, dalla callas, da woody allen, ecc. per concludere con la breve storia di migrazione dei valdesi e delle missioni don bosco in sud america. la visita si conclude di fronte a una quindicina di foto che confrontano le condizioni di lavoro, le abitazioni, i viaggi della speranza dei migranti piemontesi di 100 anni fa con le stesse situazioni dei migranti attuali. per chi sceglie la visita libera ci sono una quarantina di pannelli - di cui 17 dedicati ai personaggi illustri - scritti benissimo e molto semplici che dicono le stesse cose spiegate dalla guida. anche con la visita guidata si è comunque liberi alla fine di leggere e approfondire gli argomenti. interessante e utile il corredo fotografico. quanto esposto proviene dalle 220 venti delegazioni di piemontesi sparse nel mondo. sulla scala che porta al piano superiore si possono leggere un paio di canzoni cantate dai migranti piemontesi. una delle due è in dialetto. da novembre ad aprile è aperto la domenica dalle 15 alle 18. consiglio tantissimo la visita, meglio se guidata, a questo piccolo ma meritevole museo che tratta un tema veramente originale!!! e complimenti alla guida!
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Data dell'esperienza: marzo 2017
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Domande frequenti su Museo Regionale dell’Emigrazione