Tomba di Nerone

Tomba di Nerone, Roma

Tomba di Nerone
4
Cimiteri • Monumenti e statue
Cosa dicono le persone
Un antico sepolcro tra storia e leggenda
feb 2019
Nelle sue “Vite dei Cesari” lo storico Svetonio riferisce che nel giugno del 68 d.C. l’imperatore Nerone, ormai spodestato e braccato dai pretoriani, trovò precario rifugio nella villa di un suo ricco conoscente (il liberto Faonte) situata lungo la Via Cassia, a nord del centro abitato. La sua sorte, tuttavia, era ormai segnata: un drappello di soldati circondò la villa e Nerone, persa ormai ogni speranza di fuga, preferì uccidersi con un pugnalata. Il liberto Epafrodito, rimastogli fino all’ultimo fedele, fu testimone delle sue ultime vanagloriose parole: “Quale artista muore con me!” Mentre Servio Sulpicio Galba (il nuovo imperatore) saliva al trono il Senato decretò la “Damnatio Memoriae” di Nerone: ogni suo ricordo doveva sparire, le effigi, le iscrizioni, i monumenti a lui dedicati dovevano essere distrutti. Tuttavia, ai parenti e in particolare alla sua devota concubina Atte, fu dato il permesso di conservare le ceneri del defunto nel sepolcro di famiglia: l’Arca dei Domizi Enobarbi, allora situata in un’area disabitata e paludosa lungo la Via Flaminia (corrispondente all’attuale Piazza del Popolo). Anche dopo la caduta dell’impero romano le autorità ecclesiastiche esecrarono e demonizzarono la figura di Nerone (“malvagio persecutore dei primi fedeli”) sino a identificarla con l’Anticristo. Il popolino invece, nella convinzione che lo spirito del personaggio aleggiasse ancora nella zona della sepoltura, sviluppò nei suoi confronti una sorta di venerazione più o meno clandestina. Soprattutto per questo, nell’XI secolo, papa Pasquale II fece demolire l’antico sepolcro costruendovi sopra la Chiesa di Santa Maria del Popolo. Le ceneri di Nerone furono probabilmente gettate nel Tevere, ma la superstizione popolare, dura a morire, continuò ostinatamente a credere che ciò che restava dell’ex imperatore fosse stato traslato in un altro antico sepolcro, situato ben fuori dalla città, al sesto chilometro della Via Cassia. Qualche pellegrino infatti continuò a portare omaggi a Nerone in questa “sua nuova sepoltura”. Probabilmente la leggenda fu diffusa ad arte dallo stesso pontefice, nel timore di una rivolta popolare. Il sarcofago divenne quindi noto come “Tomba di Nerone” e ugual nome indica ancora oggi la zona limitrofa. In realtà il monumento, risalente III secolo dopo Cristo, conteneva le spoglie di Publio Vibio Mariano (Procuratore della Provincia di Sardegna e Prefetto della Seconda Legione Italica) e della moglie di costui Regina Maxima. Lo si riesce ancora a leggere nell’iscrizione della facciata, che riporta per sommi capi la biografia del personaggio. Il manufatto, eretto per iniziativa della figlia della coppia, Vibia Maria Maxima, consiste di un massiccio sarcofago di travertino istoriato da bassorilievi e poggiato su una base di mattoni, anch’essa in origine rivestita di marmi. La struttura è coronata da un coperchio a tetto, arricchito da alcune tipiche decorazioni a forma di ogiva (dette “acroteri”) riccamente lavorate a bassorilievi. E’ interessante notare che la facciata principale del sepolcro è rivolta verso la vecchia Via Cassia, ovvero dalla parte opposta alla strada attuale. Com’è logico attendersi, nessun dettaglio del monumento allude minimamente alla figura di Nerone. Il sito, protetto soltanto da una bassa ringhiera in ferro e da alcune reti metalliche, si trova oggi ben all’interno della cerchia urbana. Le condizioni di conservazione sono piuttosto buone. Un piccolo pannello spiega ai visitatori la reale natura del manufatto e la curiosa leggenda che si è sviluppata intorno ad esso. Da ricordare anche il sonetto che il poeta dialettale Giuseppe Gioacchino Belli dedicò a questo sepolcro: una spassosa e ironica difesa della superstizione popolare.

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Tommaso612
Roma, Italia421 contributi
Un antico sepolcro tra storia e leggenda
feb 2019 • Coppie
Nelle sue “Vite dei Cesari” lo storico Svetonio riferisce che nel giugno del 68 d.C. l’imperatore Nerone, ormai spodestato e braccato dai pretoriani, trovò precario rifugio nella villa di un suo ricco conoscente (il liberto Faonte) situata lungo la Via Cassia, a nord del centro abitato. La sua sorte, tuttavia, era ormai segnata: un drappello di soldati circondò la villa e Nerone, persa ormai ogni speranza di fuga, preferì uccidersi con un pugnalata. Il liberto Epafrodito, rimastogli fino all’ultimo fedele, fu testimone delle sue ultime vanagloriose parole: “Quale artista muore con me!”
Mentre Servio Sulpicio Galba (il nuovo imperatore) saliva al trono il Senato decretò la “Damnatio Memoriae” di Nerone: ogni suo ricordo doveva sparire, le effigi, le iscrizioni, i monumenti a lui dedicati dovevano essere distrutti. Tuttavia, ai parenti e in particolare alla sua devota concubina Atte, fu dato il permesso di conservare le ceneri del defunto nel sepolcro di famiglia: l’Arca dei Domizi Enobarbi, allora situata in un’area disabitata e paludosa lungo la Via Flaminia (corrispondente all’attuale Piazza del Popolo).
Anche dopo la caduta dell’impero romano le autorità ecclesiastiche esecrarono e demonizzarono la figura di Nerone (“malvagio persecutore dei primi fedeli”) sino a identificarla con l’Anticristo. Il popolino invece, nella convinzione che lo spirito del personaggio aleggiasse ancora nella zona della sepoltura, sviluppò nei suoi confronti una sorta di venerazione più o meno clandestina. Soprattutto per questo, nell’XI secolo, papa Pasquale II fece demolire l’antico sepolcro costruendovi sopra la Chiesa di Santa Maria del Popolo. Le ceneri di Nerone furono probabilmente gettate nel Tevere, ma la superstizione popolare, dura a morire, continuò ostinatamente a credere che ciò che restava dell’ex imperatore fosse stato traslato in un altro antico sepolcro, situato ben fuori dalla città, al sesto chilometro della Via Cassia. Qualche pellegrino infatti continuò a portare omaggi a Nerone in questa “sua nuova sepoltura”. Probabilmente la leggenda fu diffusa ad arte dallo stesso pontefice, nel timore di una rivolta popolare. Il sarcofago divenne quindi noto come “Tomba di Nerone” e ugual nome indica ancora oggi la zona limitrofa.
In realtà il monumento, risalente III secolo dopo Cristo, conteneva le spoglie di Publio Vibio Mariano (Procuratore della Provincia di Sardegna e Prefetto della Seconda Legione Italica) e della moglie di costui Regina Maxima. Lo si riesce ancora a leggere nell’iscrizione della facciata, che riporta per sommi capi la biografia del personaggio. Il manufatto, eretto per iniziativa della figlia della coppia, Vibia Maria Maxima, consiste di un massiccio sarcofago di travertino istoriato da bassorilievi e poggiato su una base di mattoni, anch’essa in origine rivestita di marmi. La struttura è coronata da un coperchio a tetto, arricchito da alcune tipiche decorazioni a forma di ogiva (dette “acroteri”) riccamente lavorate a bassorilievi. E’ interessante notare che la facciata principale del sepolcro è rivolta verso la vecchia Via Cassia, ovvero dalla parte opposta alla strada attuale. Com’è logico attendersi, nessun dettaglio del monumento allude minimamente alla figura di Nerone.
Il sito, protetto soltanto da una bassa ringhiera in ferro e da alcune reti metalliche, si trova oggi ben all’interno della cerchia urbana. Le condizioni di conservazione sono piuttosto buone. Un piccolo pannello spiega ai visitatori la reale natura del manufatto e la curiosa leggenda che si è sviluppata intorno ad esso.
Da ricordare anche il sonetto che il poeta dialettale Giuseppe Gioacchino Belli dedicò a questo sepolcro: una spassosa e ironica difesa della superstizione popolare.
Scritta in data 7 marzo 2019
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Pasquale L
Provincia di Reggio Calabria, Italia1.405 contributi
Tomba cosiddetta “di Nerone”
lug 2018 • Solo
All’altezza del VI miglio dell’antica via Cassia, sul lato destro, vi era il sepolcro di Publio Vibio Mariano, noto erroneamente sin dal Medioevo come Tomba di Nerone.
Ben fuori dalle mura cittadine, il monumento, oggi si trova immerso nel traffico intenso della moderna via Cassia, ignorato dai passanti.
Scritta in data 22 luglio 2018
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franco p
Roma, Italia597 contributi
Nerone? ?
mar 2018 • Solo
Sulla via Cassia sorge questo reperto archeologico denominato Tomba di Nerone che ha dato il nome al quartiere. In realtà non è la tomba del famoso imperatore bensì di un altro nobile romano. Poco visitato ma vale la pena andarlo a vedere.
Scritta in data 27 maggio 2018
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furiopa
Roma, Italia2.902 contributi
Interessante, ma trascurata
apr 2017 • Solo
E' un quartiere d Roma Nord (particolarmente incasinato, anche se negli anni '70 con velleità medio-alte borghesi, ora del tutto fuori luogo). Prende il nome da un monumento sepolcrale, edificato lungo l'antica via consolare Cassia nella seconda metà del III secolo, erroneamente ritenuto la tomba di Nerone. Il monumento, infatti, è il sarcofago di Publio Vibio Mariano, proconsole e preside della Sardegna e prefetto della Legio II Italica.
Scritta in data 24 maggio 2017
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Gianni
Roma, Italia232 contributi
Da valorizzare
dic 2016 • Coppie
Capisco che Roma è piena di monumenti ma questo monumento sepolcrale andrebbe assolutamente valorizzato. Le quattro stelle per il monumento che da solo riesce a dare prestigio alla zona.
Scritta in data 15 dicembre 2016
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Sphaera
Roma, Italia2.587 contributi
Il sarcofago di Mariano
ago 2016 • Solo
Passando sulla via Cassia, nella zona denominata tomba di Nerone, effettivamente c'è un monumento sepolcrale. A Roma c'è una pietra antica ovunque si vada e si metta piede. Poi ho capito che il sarcofago che si vede passando dalla Cassia non è quella di Nerone ma di Publio Vibio Mariano. Se vi capita di passare da qui, fateci caso.
Viva Roma, viva l'Italia!
Scritta in data 4 dicembre 2016
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Ornelladelguasto
Roma, Italia2.802 contributi
La Tomba di Nerone, che non c'è
set 2016 • Solo
Ogni volta che passo in macchina vicino alla presunta Tomba di Nerone mi domando cosa potrebbe pensare il tiranno esteta e raffinato del traffico,dello smog e dello strombazzamento dei clacson della via Cassia. Ma Nerone, ultimo rappresentante della dinastia Claudia, nella tomba non c’è perché è stata una leggenda popolare diffusasi nel Medioevo a decidere che quello fosse il luogo della sua sepoltura quando nel 68 d.C.inseguito dai pretoriani si suicidò per non cadere nelle loro mani. Tra l’altro lì neppure si suicidò perché, ci informa Svetonio, lo fece in un’area di Roma est tra la Nomentana e la Salaria , ma l’agiografia del popolino probabilmente scartò queste 2 strade funestate dalle paludi del Tevere e scelse la Cassia, più importante, che era la grande direttrice verso nord. Il mausoleo del III sec. d.C. custodisce invece le spoglie di Publio Vibio Mariano, pretoriano della Terza Legione Gallica e si trova al chilometro sesto della Cassia in un modesto e piccolo giardino con elementari giochi di bambini, dove gli anziani si siedono al sole o portano i cani. Per darle dignità sul fronte strada la tomba è protetta da un’inferriata mentre dagli altri 3 lati una semplice rete la isola dal resto del giardinetto. Nell’immaginario collettivo, pochi personaggi, come Nerone sono stati così popolari. D’altra parte i romani portati geneticamente all’esagerazione non potevano non essere sedotti da un megalomane, magari crudele e perverso, ma che secondo la leggenda (inventata secondo la maggior parte degli storici) per trovare ispirazione alla sua musica aveva incendiato una città. Anche perché i primi 5 anni del suo impero pare siano stati molto felici per il popolo : Nerone, amante dell’arte e della bellezza, lo sedusse con fasti mai visti prima, ininterrotti spettacoli circensi e una riforma tributaria che avvantaggiò i più poveri. Dopo la sua morte, secondo gli storici invece le ceneri furono raccolte in un’urna di porfido che fu posta nel sepolcro dei Domizi nel centro di Roma, ma il trascorrere dei secoli non riuscì ad appannare la popolarità di Nerone tanto che il popolino continuò a favoleggiare di frequenti apparizioni del suo fantasma , sempre triste ed arrabbiato, in varie parti della città . Questo ininterrotto omaggio che il popolo gli tributava irritò la Chiesa che ci vedeva un legame con il mito dell’Anticristo e nel XII secolo Papa Pasquale II passò alle vie di fatto e, dopo aver ordinato tassativamente ai romani 3 giorni di digiuno stretto per espiazione , fece demolire il mausoleo compreso il pioppo che gli stava accanto (populus da cui prese il nome piazza del popolo) e fece disperdere le ceneri di Nerone nel Tevere e poco dopo al posto del mausoleo fu costruita la chiesa di Santa Maria del Popolo. Ma la fantasia popolare che non voleva rinunciare alla sua tangibile presenza diffuse la leggenda che le ceneri erano state deposte di nascosto nel mausoleo di Publio Vibio Mariano legando per sempre la presenza di Nerone all’oscuro e solitario mausoleo. “Lo sa che in questa tomba Nerone non c’è ?” ho detto alla vecchietta che mi domandava incuriosita perché stessi fotografando - “Sono le stupidaggini che vi inventate voi - ha risposto inviperita. “Tutti sanno che sta qui. E basta” !
Scritta in data 7 settembre 2016
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else04
Roma, Italia4.215 contributi
Interessante da vedere
mar 2016 • Coppie
Dopo una visita al Foro Romano, al Colosseo, alla Domus Aurea, dopo aver letto le storie di vita degli imperatori, è molto interessante vedere questo posto, nella zona Nord di Roma, che si chiama "Tomba di Nerone". Questo è davvero un luogo interessante, ma forse troppo trascurato e devastato da persone ignorante.
Scritta in data 3 maggio 2016
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Attivol
Roma, Italia14.256 contributi
Lungo la via Cassia...
mar 2016 • Coppie
E' un monumento sepolcrale edificato sulla via Cassia nel corso del III secolo d.C. ed erroneamente ritenuto (a causa di una leggenda nata nel Medioevo) la tomba dell'imperatore Nerone, morto nel I secolo d.C.. In realta' è il sarcofago di Publio Vibo Mariano, proconsole della Sardegna. Il sarcofago è in marmo bianco, posto su un alto basamento in laterizio. La cassa del sarcofago è sormontata da un tetto a doppio spiovente con acroteri angolari. Considerate le altre bellezze ed i reperti storici presenti nella capitale, non la ritengo una delle più importanti attrazioni della capitale.
Scritta in data 28 marzo 2016
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gian1063 🇮🇹🇲🇹
Roma, Italia3.336 contributi
La tomba , trascurata e monumentale nella campagna.
set 2015
A nord di Roma , nei pressi della via Cassia l'intero quartiere prende il nome da un monumento sepolcrale, edificato lungo l'antica via consolare Cassia nella seconda metà del III secolo, erroneamente ritenuto la tomba di Nerone a causa di una credenza popolare sorta nel medioevo; questo monumento, infatti, è il sarcofago di Publio Vibio Mariano, proconsole; dello stesso manufatto esiste una pregevole incisione del Piranesi , che richiama l'attenzione su un monumento ormai trascurato ,dimenticato nel traffico di una zona periferica della capitale che ha ormai perso le sue vere caratteristiche bucoliche. La tomba si erge su un manufatto su un alto basamento in laterizio sormontato da un sarcofago marmoreo con coperchio a doppio spiovente . Il lato frontale della cassa è occupato da una tabella iscritta, affiancata dalle figure dei Dioscuri; sui lati sono realizzati dei grifi alati al galoppo.
Scritta in data 17 febbraio 2016
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Domande frequenti su Tomba di Nerone