Ludus Magnus
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Quartiere: Celio
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3.5
Punteggio 3,5 su 560 recensioni
Eccellente
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Nella media
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Pessimo
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claudio d
Viterbo, Italia38.572 contributi
Punteggio 3,0 su 5
mar 2021
Immediatamente a est del Colosseo è facile notare una vasta area rettangolare di rovine, collocata al di sotto della superfice stradale, tra via Labicana e via di San Giovanni in Laterano.
Si tratta solo si una porzione (quella settentrionale) di una grande caserma per gladiatori (probabilmente la più grande tra le diverse esistenti in epoca imperiale), costruita sotto Domiziano e successivamente ristrutturata più volte (gli attuali resti si riferiscono ai restauri di Traiano).
La caserma, che restò in uso fino al VI secolo, era un edificio imponente di tre piani, con porticato interno e arena centrale simile a quella del Colosseo, anche se in scala ridotta, in cui i gladiatori si allenavano; la caserma si collegava direttamente con il Colosseo tramite un percorso sotterraneo.
Oggi purtroppo resta ben poco: ruderi degli alloggiamenti dei gladiatori, una vasca triangolare che doveva essere una fontana (in origine erano quattro) e parte della curva nord dell'arena.
E' possibile accedervi (a pagamento) scendendo all'interno delle rovine, ma durante la mia visita l'area era chiusa per motivi legati al Covid; in ogni caso l'area si vede bene anche dalla strada.
Scritta in data 9 aprile 2021
Questa recensione rappresenta l'opinione personale di un utente di Tripadvisor e non di Tripadvisor LLC. Le recensioni vengono sottoposte a verifica da Tripadvisor.

ACM1899Pier
Milano, Italia21.431 contributi
Punteggio 4,0 su 5
ott 2020
Non lo nota nessuno perché è oscurato dalla vicinanza del Colosseo, ma è importantissimo perché era il campo di allenamento dei gladiatori che si esibivano nell'anfiteatro Flavio. Non so se sia visitabile.
Scritta in data 17 dicembre 2020
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Stefo&Vivi
Roma, Italia33.322 contributi
Punteggio 4,0 su 5
nov 2019
Chi combatteva nell’Anfiteatro Flavio, di certo non si improvvisava gladiatore.
Entrare nell’arena significava misurarsi con le armi, continuare a vivere o soccombere, e il gradimento affinava i gusti delle folle che incitava chi era grintoso e sprezzante, decidendone le sorti.
Nella gloria dell’Urbe si edificavano caserme con palestre per formare lottatori a cui insegnare i trucchi del mestiere.
I resti del Ludus Magnus, considerata la più grande scuola gladiatoria dell'antica Roma, sono ancora visibili tra via Labicana e via di San Giovanni in Laterano.
Schiavi, prigionieri di guerra o persone condannate per qualche reato avevano qui le loro celle e si allenavano quotidianamente.
Per recarsi a combattere, utilizzavano un sottopassaggio che collegava direttamente il campo di allenamento a uno degli ingressi del Colosseo, senza uscire in spazi pubblici.
Erodiano afferma che Commodo, l’imperatore-gladiatore, dormiva in una di queste celle.
Scritta in data 27 novembre 2019
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Joyrayd
Genova, Italia1.816 contributi
Punteggio 4,0 su 5
nov 2018
Quest'area nei pressi del Colosseo era lo spazio in cui si allenavano / restavano i Gladiatori. Oramai resta davvero poco se non la "pianta" dell'area. Meriterebbe sicuramente più rilievo. Da vedere anche solamente per pensare a ciò che fù quest'area.
Scritta in data 25 ottobre 2019
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Tommaso612
Roma, Italia522 contributi
Punteggio 4,0 su 5
giu 2019 • Coppie
Al tempo dell’imperatore Domiziano furono costruiti a Roma quattro alloggiamenti destinati ad ospitare i gladiatori che si esibivano al Colosseo; ciò dimostra quanto questo genere di spettacoli fosse importante e gradito al popolo. L’edificazione di queste strutture, tutte situate immediatamente ad Est del Colosseo, fu resa possibile dal terribile incendio che in epoca neroniana distrusse il popolare quartiere che vi sorgeva in origine, gremito di insule, casupole, bottegucce, ecc.
La più importante delle quattro caserme fu denominata Ludus Magnus (Palestra Grande). Il complesso, realizzato in mattoni localmente rivestiti da lastre di travertino, aveva una forma rettangolare. Nell’ampio cortile centrale sorgeva un’arena ellittica di relativa grandezza, in grado di ospitare circa tremila persone, destinata ai lunghi esercizi di addestramento (anche questi costituivano evidentemente una notevole attrazione!). Intorno all’arena, sui quattro lati della struttura, si sviluppava un arioso porticato su due o tre piani; al di là di questo c’erano i vari ambienti destinati al riposo, al desinare, alla pulizia del corpo, ecc. Secondo alcune testimonianze il sito raccoglieva circa 1200 gladiatori (“monomachoi”, come erano definiti all’epoca) provenienti da ogni provincia dell’impero. Non mancavano alcune fontane ove si dissetavano atleti e spettatori. Un corridoio sotterraneo univa la caserma al Colosseo, garantendo il veloce afflusso dei gladiatori all’interno dell’anfiteatro.
L’edificio mutò la sua funzione con l’avvento del Cristianesimo, che proibì i cruenti duelli tra gladiatori. Furono consentiti soltanto spettacoli con animali (le “venationes”) per cui il Ludus fu utilizzato come una sorta di serraglio dove ospitare leoni, elefanti, ecc. in attesa che comparissero dentro al Colosseo. Alla caduta dell’impero, venendo a cessare ogni attività ludica, il sito fu abbandonato riempendosi di erbacce e sedimenti trasportati dalle inondazioni del Tevere. Occasionalmente, pare fosse utilizzato come cimitero dai ceti sociali meno abbienti.
Del tutto ignorato per lunghi secoli il Ludus Magnus rivide parzialmente la luce negli anni ’30 del secolo scorso, grazie ad una campagna di scavi che ne liberò la metà settentrionale. Il resto giace tuttora sotto gli edifici compresi tra Via di San Giovanni in Laterano, Via Ostilia e Via dei Santi Quattro. Le altre palestre erano denominate Ludus Matutinus, Ludus Dacicus e Ludus Gallicus: la prima ospitava gli atleti impegnati negli spettacoli con animali, che si svolgevano nella mattinata; le altre due, forse, gladiatori di origine dacica e gallica. L’originale assetto della zona è conosciuto con una certa precisione grazie alla “Forma Urbis”: una dettagliata mappa di Roma realizzata in epoca imperiale, oggi parzialmente ricostruita anche con l’ausilio di procedure informatiche.
Il sito non è di norma visitabile; lo si può osservare soltanto dalle strade adiacenti, più alte di circa 4 metri. Purtroppo il vandalismo di tante persone, turisti compresi (che giorno e notte vi gettano dentro rifiuti di ogni tipo) unito alla sostanziale inerzia delle autorità, minacciano di trasformare una delle più interessanti vestigia dell'Antica Roma in una sorta di discarica a cielo aperto.
Scritta in data 30 giugno 2019
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domo315
Roma, Italia538 contributi
Punteggio 3,0 su 5
dic 2017 • Solo
Benchè le fabbriche del Ludus Magnum fossero conosciute sia dalle fonti letterarie che dai frammenti della ‘Forma urbis’ ( di epoca Severiana , le cui lastre marmoree erano collocate nel tempio della pace) il collocamento topografico da parte degli studiosi di questo edificio è stato nei secoli alquanto problematico e non privo di discussioni scientifiche.
Originariamente la zona era occupata da una ‘insula’ di epoca tardo-repubblicana che venne interessata dall’incendio neroniano del 64 D.C . Sopra l’interro che a tale devastazione seguì, si vennero a poggiare le fondazioni del nuovo impianto di epoca Domizianea. Questa caserma alloggiava e preparava i gladiatori ai ‘Ludi ‘ che si svolgevano nel vicino anfiteatro, a cui era direttamente collegata attraverso un passaggio sotterraneo .
L’edificio era a pianta rettangolare: si ipotizza un alzato di tre piani , del quale si conoscono soltanto i muri perimetrali.
All’interno era un quadriportico colonnato il cui spazio centrale era occupato dall’arena ellittica dove sull’asse maggiore si aprivano due ingressi principali, mentre altri due più modesti si aprivano sull’asse minore. La cavea a gradini marmorei aveva una capienza stimata di tremila posti. Agli angoli tra il muro curvo della cavea e il portico, erano quattro fontane triangolari.
Ad una prima fase costruttiva di età domizianea , ne seguì una seconda importante di età Traianea, resa necessaria da problemi di ordine statico, che consolidarono o riedificarono, talvolta, parti delle strutture. Seguirono nei secoli altri restauri , gli ultimi sotto Odoacre sono documentati da una epigrafe rinvenuta nella zona.
Comunque, nel VI sec. D.C, sia il Colosseo che il Ludus Magnum cessarono la loro funzione originaria e lentamente iniziò il loro definitivo abbandono.
Si arriva così al 1937 e una serie di campagne di scavo, volte anche all’isolamento dell’anfiteatro Flavio, metteranno in luce le strutture del Ludus Magnum, trovando sul campo la perfetta rispondenza con quelle incise nella ‘Forma Urbis Romae ‘ Severiana.
Nel 1961 in occasione della costruzione della nuova esattoria , si eseguirono altri scavi e restauri, liberando dalle terre ,ove possibile , queste rilevanti vestigia archeologiche. Mosaici con scene di caccia vennero in luce ai piedi della ex chiesa di S. Maria in Loreto , muri e graffiti gladiatori, pertinenti al complesso del Ludus Magnum si trovarono a ridosso del villino Guidi e durante i lavori di fondazione del nuovo edificio della cooperativa ‘verde speranza’
Partendo dalla via S. Giovanni in Laterano i resti archeologici ci appaiono ad una quota inferiore rispetto al piano stradale moderno : visibili solo dall’alto, interdetti alla visita se non in particolari occasioni, sono ridotti al ruolo di pattumiera a cielo aperto della ‘ movida’ notturna della ribattezzata ‘gay street ‘ .
Intanto, paziente, il ‘Ludus Magnum ‘ attende quegli interventi di restauro, affinchè quei pochi muri decrepiti che forse ai più non dicono nulla, siano riportati a quella dignità che la ‘Storia ‘ impone ! Ma la sorte ha voluto che sia chiuso … non abbia un pubblico pagante e non sia ‘ teatrino ‘ di inaugurazioni e visite di Stato ma solo oggetto del lancio notturno di qualche bottiglia vuota di birra nella calda estate romana …..
Scritta in data 9 gennaio 2018
Questa recensione rappresenta l'opinione personale di un utente di Tripadvisor e non di Tripadvisor LLC. Le recensioni vengono sottoposte a verifica da Tripadvisor.

domenico342
Roma, Italia931 contributi
Punteggio 3,0 su 5
ott 2017 • Coppie
nella più grande delle palestre di Roma a loro dedicata: la prospettiva ...sangue e arena al vicino Anfiteatro Flavio (Colosseo). Fu costruito da Domiziano, venne localizzato e definito nella forma nel 1937 anche grazia alla Forma Urbis severiana. Fu però portato alla luce solo nel 1961 in parte, la metà settentrionale, mentre il resto è ancora interrato sotto le vie e palazzi confinanti. L’edificio era interamente in laterizio, solo la cavea era rivestita di marmo, con pianta rettangolare; si sviluppava su tre piani. Il cortile era porticato e su di esso si aprivano gli alloggi dei gladiatori ed alcuni servizi utili agli spettacoli. Mentre al piano terra si trovava una piccola arena utilizzata per gli allenamenti ed una galleria che lo collegava al Colosseo. Interessante notare che l’arena in cui si esercitavano i gladiatori era circondata da una piccola cavea dove potevano prendere posto gli eletti che potevano assistere agli allenamenti. Nelle immediate vicinanze del Colosseo oltre ad altri quattro ludus molto più piccoli, si trovavano altre strutture strumentali per il funzionamento dell’Anfiteatro, tipo lo spoliarum (=camera mortuaria), il saniarum (=pronto soccorso) ed i magazzini dove venivano conservate le macchine, gli scenari ed il deposito delle armi. Dopo la rivolta degli schiavi promossa nel 73 a. c. da Spartacus ed alcuni gladiatori, vicino ad ogni scuola venne posta una caserma di soldati. Questi ultimi oltre a controllare la situazione, consegnavano le vere armi ai gladiatori solo al mattino e le riprendevano alla sera, al fine di evitare ogni disordine o sommossa. Il sito è visibile anche dall’alto del piano strada attuale, anche se solo al piano sottostante si può effettuare (dopo prenotazione) la visita: sicuramente valutabile come buona, quindi “nella media+++”.
Scritta in data 18 novembre 2017
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Flo P
Roma, Italia30.438 contributi
Punteggio 5,0 su 5
ago 2017 • Solo
A due passi del Colosseo si trovano le rovine di un grande edificio, interamente in mattoni, fu la principale caserma dei gladiatori costruita da Domiziano. Dalla caserma era possibile arrivare al Colosseo grazie ad un collegamento con una galleria sotterranea.
Scritta in data 24 agosto 2017
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durendala
Provincia di Udine, Italia141 contributi
Punteggio 3,0 su 5
giu 2017
Un po' di spazzatura tra le rovine, che a loro volta sarebbero da tenere un po' più pulite dall'erba.
A pochi passi dal colosseo.
Scritta in data 24 giugno 2017
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Roberto G
Roma, Italia735 contributi
Punteggio 4,0 su 5
mag 2017 • Amici
Proprio a due passi dal "Colosseo" - nell'area compresa tra via Labicana e via San Giovanni in Laterano, meglio nota come lo "Stradone di San Giovanni" - si possono ammirare, ad un livello più basso di quello stradale, i resti del "Ludus Magnus", un'antica caserma e palestra per i gladiatori.
L'edificio venne fatto costruire dall'imperatore Domiziano nel I secolo d.C. e venne riportato alla luce quasi casualmente nel 1937. Di altri tre "Ludi" coevi - il "Gallicus", il "Matutinus" e il "Dacicus" - si hanno scarse notizie ed è ancora incerta la loro collocazione che però - tenuto conto della loro funzione - avrebbe dovuto comunque interessare aree limitrofe all' "Anfiteatro Flavio".
Al giorno d'oggi basta affacciarsi alla balaustrata per "leggere" dall'alto la pianta della metà settentrionale del complesso - un'ellisse inscritta in un rettangolo - e viene spontaneo volgere lo sguardo tutto attorno quasi a cercare, sotto la quinta dei palazzetti di fine '800, la prosecuzione della struttura muraria visibile.
Qui erano situati gli alloggiamenti dei gladiatori e l'arena per gli allenamenti, realizzata in copia a scala ridotta (rapporto pari a 1:2,5) di quella del Colosseo
cui il "Ludus" era collegato attraverso un passaggio sotterraneo (individuato nel 1939) che consentiva ai gladiatori di raggiungere direttamente l'interno dell'anfiteatro senza dover passare in superficie attraverso la calca degli spettatori.
L'intero complesso venne restaurato in epoca traianea e adrianea e forse anche all'epoca di Odoacre quando risultano essere state ancora in voga le "venationes", i combattimenti con gli animali.
In ogni caso - pur nella scarsità delle strutture murarie rimaste e dei reperti rinvenuti - si tratta di un monumento che completa idealmente il ben più grande anfiteatro. Anche qui inoltre - ad isolarsi un attimo dal traffico urbano e a lasciarsi prendere dalla suggestione indotta da tante pellicole "peplum" di Hollywood e di Cinecittà - pare quasi di sentir riecheggiare l'antico grido "Morituri te salutant!..." rivolto dai gladiatori all'Imperatore prima dell'inizio dei combattimenti.
Forse mi ripeto ma non vedo l'ora che il Comune di Roma - quale che sia l'Amministrazione in carica...- si decida a valorizzare come si deve questo piccola "cavea" (necessitano pulizia, restauro, illuminazione, pannelli esplicativi ...) e a consentire ai turisti una visita "in loco" del sito.
In più - ma qui sconfiniamo nel campo della fantascienza urbanistica, lo ammetto...- sarebbe auspicabile la pedonalizzazione del sovrastante tratto dello "Stradone", ricco di pub e ristorantini prediletti dalla "movida" notturna, e la creazione di un'area qualificata per il passeggio e il relax all'ombra del "Colosseo".
Scritta in data 17 maggio 2017
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