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Parco Regionale dell'Olivo di Venafro

N. 1 di 1 Tour a Venafro
Venafro, Italia
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Informazioni su Parco Regionale dell'Olivo di Venafro
Il Parco Regionale dell'Olivo di Venafro è la prima area protetta dedicata all'olivo, unica nel suo genere nel Mediterraneo. La sua istituzione intende promuovere e conservare l'olivicoltura tradizionale che a Venafro ebbe fasti e splendori, tanto che i Romani ritenevano l'olio prodotto in loco il più pregiato del mondo antico. Nessun luogo al mondo coltivato ad olivo, infatti, può vantare simili tradizioni e citazioni letterarie. Il Parco è censito quale paesaggio rurale storico italiano dal Mipaaf e collabora con l'Associazione Coltiviamo la Pace di Firenze per la realizzazione del Parco storico-devozionale del Giardino del Getsemani a Gerusalemme.
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Parco Regionale dell'Olivo di Venafro
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Barbara M ha scritto una recensione a set 2019
Tivoli, Italia20 contributi26 voti utili
Premesso che siamo nell'era 2.0, sarebbe molto più facile raggiungere e visitare questo parco se il sito fosse aggiornato. Dopo aver girato in lungo e in largo per Venafro alla ricerca della fantomatica entrata, ho deciso di telefonare per domandare informazioni al numero che il sito del Comune fornisce....ma, amara scoperta, a rispondere è un'utenza domestica!!!!! Ma poveraccio!!!!! Comunque questo gentile signore mi ha dato il corretto numero da chiamare (sant'uomo devo dire, non ha ancora mandato nessuno a quel paese). Ahimè! Altra amara scoperta!!!! All'ennesima telefonata mi rispondono che per poter visitare il parco bisogna organizzarsi con dei giorni di anticipo perché i terreni sono quasi tutti di proprietà privata e che quello non era il periodo dell'anno giusto per organizzare una visita. SCUSATE, MA QUANDO LO SCRIVETE????? Le immagini pubblicate sono belle ed invitanti, per favore fate in modo che non si percorrano chilometri a vuoto in cerca di un posto che forse non c'è!
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Data dell'esperienza: agosto 2019
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Marvi ha scritto una recensione a ago 2017
Roma, Italia9 contributi6 voti utili
+1
E' un posto affascinante per la sua storia legata all'olivicoltura. Molto interessante il giardino dedicato agli olivi più grandi d'Italia, rappresentati da gemelli riprodotti per talea. Ci si arriva dal Centro storico di Venafro, attraverso un bellissimo sentiero a mezza costa.
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Data dell'esperienza: luglio 2017
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giogiogio85 ha scritto una recensione a lug 2017
3 contributi1 voto utile
Qualche pianta in pochi ettari. Ma che parco è! Una creazione inutile che ha sottratto la possibilità di costruire nell'unica zona panoramica.
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Data dell'esperienza: luglio 2017
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Gioavv ha scritto una recensione a ago 2016
Napoli, Italia293 contributi71 voti utili
È un parco dove cisono tutti olivo. Formato da 5/6 sentieri a ridosso del centro storico cittadino. Ci sono 5/7 tavoli per pic nic e per fare brace. Molto particolare e silenzioso. Si giunge con l auto e poi ci sono volendo alcuno sentieri a piedi. Per i bimbi piccoli c è poco spazio non è fatto a prati ma a bosco di olivi.
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Data dell'esperienza: agosto 2016
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domo315 ha scritto una recensione a lug 2016
Roma, Italia487 contributi181 voti utili
+1
Arrivati che siamo in piazza Duomo ove è la cattedrale di S. Maria Assunta, prendiamo al suo fianco la via interpoderale comunale. Salendo sulla sinistra, fra gli ulivi secolari del parco, in prossimità di un cancello di legno, noteremo un’ insegna che indica il percorso per le mura megalitiche. Entriamo e poco dopo, ci troviamo di fronte ad un lungo tratto di mura poligonali a grossi blocchi di calcare, alcuni dei quali superano un’altezza di m. 1,80. Le parti più antiche pare risalgano al VI sec. a.c ,quando si mise in atto un vasto programma difensivo sul circostante territorio a protezione delle popolazioni sannitiche stanziate nella zona della vallata Venafrana. Alle falde del monte S. Croce, il sistema si articolava su tre poderose terrazze- recinto, estendendosi con le opere fino al castello Pandone. I vari terrazzamenti difensivi partivano da una quota di 6,5 metri s.l.m. fino ad arrivare alla quota 900 metri s.l.m., presupponendo uno sforzo immenso sia per il taglio che per la collocazione dei massi di calcaree in situ. A partire dal IV sec. a.c , sulla seconda terrazza, si innesta una zona cultuale scenograficamente rilevante, dove sulla stessa “arx” in epoca medioevale venne edificata la chiesetta di S.Maria della Libera, che conservando il toponimo pagano, estraneo all’iconografia cristiana, si sostituisce ad essa. Il culto della Dea Libera in comunione con Liber-pater, era praticato dalle popolazioni italiche e legato alla funzione rigeneratrice della natura, oltre che ai riti di passaggio alla pubertà e si festeggiava il 17 Marzo ‘Liberalia’. Oggi, della chiesetta di S.Maria della libera, non rimane più nulla, solo pochi resti che minacciano di crollare e delle decorazioni pittoriche ad affresco che si notavano fino agli anni ’70 ( Madonna con bambino e Santi): tutto è andato irrimediabilmente perduto. Uscendo dal cancello dal quale siamo entrati e riprendendo la strada interpoderale, arriviamo al terzo terrazzamento, dove è una grossa cisterna con volta a scaglie di pietra disposte radicalmente, che faceva parte di un complesso con villa rustica per la produzione di olio e vino del II sec. a.c . Vari ritrovamenti casuali fanno supporre una continuità d’uso che va’ dal IV sec. alla metà del II sec. a.c.. Da tale data in poi il territorio diviene una ‘ Praefectura’ romana. Dopo la perdita della battaglia di Aquilonia da parte dei Sanniti ( 293 a.c Tito Livio, Ab Urbe condita libri, X, 38 ) riusciranno a conservare per circa un secolo ,dato l’isolamento, la propria identità ma con Augusto acquista il titolo di ‘Colonia Augusta Iulia Venafrum . Proseguendo lungo la strada, fra i molti ulivi secolari del parco, arriviamo ad una zona di sosta attrezzata con barbecue, saliamo ancora per un centinaio di passi e a destra è il sentiero per la ‘Torricella’. In posizione strategica su uno sperone di roccia del monte Santa Croce, domina la vallata Venafrana dall’epoca longobarda nell’ architettura che conosciamo. Armiamoci di un buon bastone che ci sarà utile nella salita. Vi sono due pietraie ripide: avanziamo con cautela fino a raggiungere la torre (attenzione a dove si mettono i piedi ) . Un camminamento moderno ci porta ad una scaletta metallica, salendo la quale ci troviamo al piano superiore della torre ( facciamo attenzione la salita è pericolosa ! ) . Dall’alto il paesaggio è stupendo, ci rendiamo conto appieno della funzione difensiva che articolandosi con altre vicine strutture di avvistamento, dovevano permettere il completo controllo del territorio. Resti di murature romane del I sec. a.c che in antico cingevano la città, confermano la preminenza strategico-militare di questo avamposto. La ‘Torricella’ restaurata qualche anno fa mostra i segni di interventi ‘discutibili’ : un progetto d’insieme ‘moderno’ che denota pochezza di contenuti culturali,volti al rispetto e alla conservazione dell’opera in riferimento al periodo storico di edificazione. L’uso di materiali non consoni ne sviliscono e stravolgono la natura dandone un’immagine falsata, storicamente non valida. Ma che vogliamo pretendere da certi ‘operaiucci della malta’…. Ritorniamo sui nostri passi, considerando che inevitabilmente la natura sta di nuovo prendendo il sopravvento, segno tangibile dell’incuria degli uomini … di una ‘sgarrupata’ civiltà…
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Data dell'esperienza: giugno 2016
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