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"amo l'oriente" ma non certe guide - una disavventura

Roma, Italia
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Recensioni: 28
"amo l'oriente" ma non certe guide - una disavventura

“Amo l’Oriente”, ma non certe guide.

Un disavventura in Thailandia.

Sono partito per la Thailandia il 24 luglio con l’obiettivo di visitare il paese una volta chiamato Siam attraverso due tipi di soggiorno: la visita di alcune località a settentrione della capitale Bangkok, templi buddisti e rovine di antiche città, poi il soggiorno di una decina di giorni nell’isola di Ko Pan Gan, di cui ho già dato un resoconto.

Il Tour si è svolto dal 27 al 30 luglio con l’agenzia “Amo l’Oriente” che si è occupata pure di tutti i miei trasferimenti in Thailandia.

La prima spiacevole sorpresa è stata al mio arrivo a Bangkok, alle sette del mattino, dopo un viaggio in teoria di 8 ore, in realtà di sedici, considerando che sono uscito di casa, a Roma, alle 10 del mattino e arrivato all’hotel Siam a Bangkok alle 7.00 del mattino locali (due di notte in Italia). Alla reception mi hanno detto che avrei dovuto aspettare più di due ore per poter entrare nella mia camera, nonostante nell’albergo ci fossero diverse centinaia di camere. Quando ho fatto presente, qualche ora dopo, questa situazione al rappresentante di “Amo l’Oriente” di Bangkok, mi ha risposto che in Italia si può entrare nelle stanze d’albergo solo alle 14.00. Quindi io sarei stato fortunato ad aspettare solo due ore: non lo ha detto esplicitamente, ma questo si ricavava dal suo discorso.

Il tour “Thailandia classica” si è svolto con un piccolo gruppo di sei turisti italiani, in una bella macchina, un’autista dell’agenzia e una guida tailandese che parlava italiano e che ha detto di chiamarsi “Felice”, come pseudonimo più facile da pronunciare per gli italiani.

Il tour è stato abbastanza interessante: bella la residenza estiva della famiglia reale a Bang Pa In, il tempio di Ayuthaya, quello di Wat Mahathat, il parco storico di Sukhothai e Chang Mai, capitale del Nors. Ma non sto scrivendo questo resoconto per vantare le bellezze, l’archeologia ed i templi buddisti della Thailandia settentrionale. Solo un commento, per così dire, “a latere”. I templi buddisti, a differenza delle chiese cristiane o delle moschee musulmane, non si contraddistinguono tanto per l’architettura dell’edificio (in genere abbastanza anonimo), quanto per la statua del Budda posta nel tempio. Quindi la visita dei templi, dopo un po’, appare ripetitiva, soprattutto in quei casi in cui la statua non abbia caratteristiche in qualche modo straordinarie.

Scrivo questa nota, soprattutto per stigmatizzare un tipo di comportamento di cui pensavo (alla luce dei fatti, ingenuamente) di essermi messo al riparo essendomi affidato ad un tour operator – Amo l’Oriente – che si presenta come una struttura d’élite. Tanto più se consideriamo che per 14 giorni di vacanza in Thailandia (5 di viaggio e 10 di soggiorno in albergo) ho speso la non modica somma di 3850 euro, alla quale si devono aggiungere diverse centinaia di euro, poiché non erano compresi né i posti nel resort di Ko Pan Gang, né alcuni posti né alcune iniziative nel viaggio nel nord della Thailandia.

Mi riferisco al fatto che alcuni presunte mete del viaggio, in realtà erano soltanto con mercati o negozi visitati non tanto per il loro interesse ma solo perché da tale visita la guida ricavava una percentuale sugli acquisti effettuati. Così la visita al villaggio delle “donne giraffa” (quelle con una serie di anelli al collo), in realtà è stata la visita ad una stradina di campagna dove a destra e a sinistra c’erano banchi con prodotti “tipici”, gli stessi che si possono trovare in un qualsiasi negozio per turisti della Thailandia. La visita ad una cooperativa di artigiani di pietre preziose, in realtà era la visita ad un grande negozio di gioielli: all’entrata c’era un patetico “artigiano orafo” che armeggiava con un’improbabile attrezzo per lavorare le pietre preziose.

In un pomeriggio abbiamo visitato cinque diversi negozi. Sveglia alle 7 del mattino per fare il giuro dei negozi. Io avevo intenzione di comprare dei foulard di seta perché la guida aveva detto che quella parte della Thailandia era celebre per i suoi prodotti artigianali di seta. Tra l’altro era stata annunciata la visita ad una fabbrica artigianale (leggi negozio) di prodotti di seta, “della migliore qualità della seta thailandese”, per usare le parole di Felice, la nostra guida.

Tale visita era stata programmata dopo quella alla “impresa artigianale”, cioè al negozio di pietre preziose. Io mi sono trattenuto più degli altri in quella sorta di supermercato dei preziosi spacciato come “fabbrica artigianale”. Avrei voluto comprare un gioiello per conto di un’amica, confidando sul fatto che in Thailandia c’è un ricco mercato di pietre e che il grande negozio era di Stato e con prezzi fissi, garanzia di serietà. Poi quando mi sono reso conti che i prezzi non erano fissi e, non avendo una competenza specifica in fatto di pietre preziose, ho lasciato perdere e ho raggiunto quello che ritenevo l’ultimo negozio, la “fabbrica artigianale” di prodotti in seta, così come era stata annunciato nel programma della guida.

Arrivavo nel negozio dopo gli altri, quando le altre cinque persone del gruppo stavano per lasciarlo.

Chiedevo ad un commesso di vedere alcuni foulard di seta della migliore qualità. Alla fine, dopo una breve contrattazione, compravo quattro foulard al prezzo di 200 euro. La cifra era abbastanza alta, soprattutto per i costi thailandesi. Pensavo però, così mi era stato garantito di aver comprato la migliore seta del paese. Risalivo nel pulmino che mi attendeva all’esterno del negozio il quale, dopo pochi minuti, si fermava di nuovo. Prima di scendere, la guida annunciava la nuova visita: “Ora andiamo a visitare la fabbrica di prodotti di seta!”. Io sono rimasto di stucco, ho chiesto spiegazioni, in particolare sul negozio che avevamo poco prima visitato. Mi è stato risposto che era un negozio gestito da cinesi. Quando ho domandato che cosa c’entrava un negozio cinese con il nostro tour e la seta thailandese, mi è stato risposto candidamente “per fare un confronto tra la seta cinese e quella Thailandese!”. Io rispondevo seccamente che “essere turisti non dovrebbe essere sinonimo di polli da spennare”.

Tra l’altro, quando pochi minuti dopo l’acquisto dei foulard presso quello che si è rivelato un negozio cinese, mi è arrivato l’SMS della mia carta di credito, con il seguente messaggio: “E’ stata richiesta un’autorizzazione di 219,72 euro 28/7 ore 11:48 DE MEERS INT’L CHIANGMAI”. In breve mi era stato applicato un tasso di cambio diverso da quello dichiarato dal commesso, con una maggiorazione di 19,72 euro su quanto pattuito. Inoltre, quando tornavo in albergo e controllavo i prodotti comprati, osservavo che su tre foulard non c’era nessuna etichetta che ne dichiarasse la materia con cui erano fatti ed un quarto foulard da uomo portava una scritta in arabo.

Un vero e proprio raggiro da cui hanno tratto vantaggio, oltre al negoziante cinese, la nostra guida che ha preso la sua percentuale (15, 20%?) sugli acquisti fatti.

A tutto questo si è aggiunto un ulteriore episodio non certo indice di professionalità della guida e, di riflesso, del tour operator. “Amo l’Oriente”. Alla fine del tour di cinque giorni, la guida ci ha sollecitato a raccogliere dei soldi, una mancia, da dare all’autista, in questi termini: “l’autista guadagna solo 120 euro al mese e, durante il tour, ha sempre dormito in macchina perché non gli viene pagato l’albergo”. Così mentre noi, ricchi cinici turisti ci rilassavamo in un comodo albergo, tra saune e massaggi, il povero autista passava la notte dentro la macchina parcheggiata in una strada buia vicino l’albergo.

Quando sono tornato a Bangkok per ripartire verso l’isola di Ko Pan Gang, mi sono reso conto che c’era stato un errore nella programmazione della partenza dall’hotel Siam, dove mi trovavo, all’aeroporto. Telefonavo pertanto al responsabile del tour Operator “Amo l’Oriente” di Bangkok per segnalare questa disfunzione e lo stesso mi chiedeva informazioni sul viaggio appena fatto nel nord della Thailandia.

Gli facevo presente la disavventura in cui ero incorso, nel finto negozio di seta thailandese. Il responsabile di “Amo l’Oriente” della capitale thailandese, con mia grande sorpresa, mi rispondeva più o meno in questi termini: “Non credo che l’abbiano raggirata. I foulard devono essere di seta pura, anche se non ci sono etichette. Altrimenti lei, una volta arrivato in Italia ed appurato il tipo di tessuto dei foulard comprati, potrebbe ritornare in Thailandia (cioè a Chang Mai) e sbattere in faccia i foulard a quelli che glieli hanno venduti, dicendo: ‘questa roba non è di qualità’ ”. In altre parole io, una volta tornato in Italia, avrei potuto far valutare la qualità della materia prima e, nel caso avessi appurato la bassa qualità del tessuto acquistato, una volta tornato in Thailandia (io ogni mese vado in vacanza in Thailandia) e recatomi a Chang Mai (dove sono di casa) avrei potuto protestare nel negozio in questione. Quindi potevo stare tranquillo: avevo acquistato prodotti di qualità perché il commerciante cinese non avrebbe voluto certo correre questo rischio.

Io non ho risposto nulla a questo discorso delirante, l’unica cosa che mi ha meravigliato è stato che il responsabile di “Amo l’Oriente”, invece di scusarsi, abbia improvvisato questa paradossale e farneticante “rassicurazione”.

Esiste una “morale” che si può ricavare da questa disavventura? E’ riconfermata la vecchia lezione che già avevo appreso più di 20 anni or sono, quando feci per la prima volta, in Marocco, esperienza delle guide turistiche, “false” o vere che fossero.

In genere le guide sono mal pagate ed “integrano” il loro reddito soprattutto attraverso le percentuali che ricevono dai commercianti sui prodotti acquistati dai turisti che le guide hanno accompagnato nei loro negozi con le scuse più inverosimili. Lezione supplementare: occorre diffidare delle guide anche nei tour organizzati da Tour operator che dovrebbero garantire l’affidabilità.

Nota positiva: i titolari dell’agenzia “atollo viaggi” di Roma mi hanno assicurato che cercheranno di farmi avere una forma di rimborso per quanto accaduto. Poiché li conosco come persone serie ed affidabili, sono convinto che, almeno in parte, riusciranno a contenere il danno che ho avuto.

Firenze
post: 1.916
1. Re: "amo l'oriente" ma non certe guide - una disavventura

Grazie del tuo post a nome di tutti coloro che si sfiatano a raccomandare il "fai da te" in Tailandia. Noi quando prendiamo un bidone ce lo siamo andati a cercare. Grazie ancora della tua preziosa testimonianza

Laurelin

Roma, Italia
post: 2
Recensioni: 28
2. Re: "amo l'oriente" ma non certe guide - una disavventura

Ciao,

non si tratta tanto di viaggi organizzati o fatti in prima persona. Il problema è quello delle guide. Generalmente vengono pagate poco, o comunque attraverso le visite e qualsiasi tipo di attività (serate, negozi, spettacoli vari, ecc.), possono incrementare con delle percentuali, il loro reddito. Questo vale in minima parte anche per gli autisti. La guida ci ha detto che l'autista che ci accompagnava, prendeva da ogni negozio una mancia. Naturalmente si è ben guardato dal dirci le percentuali che prendeva lui. Credo che tanto più il negozio sia remoto ed irrangiungibile, tanto più è alta la percentuale che la guida incassa. Come nel mio caso, tanto per capirci.

Cordiali saluti.

Tulum, Messico
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3. Re: "amo l'oriente" ma non certe guide - una disavventura

la differenza del fai da te è che nessuno ti obbliga ad andare a visitare negozi spacciandoli per artigiani.

Ci sono quelli che ti abbordano per strada certo, ma basta dire, no grazie.

bologna
post: 1.384
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4. Re: "amo l'oriente" ma non certe guide - una disavventura

Questa mi è proprio piaciuta Laurelin!!

"Grazie del tuo post a nome di tutti coloro che si sfiatano a raccomandare il "fai da te" in Tailandia."

Ma spesso è fiato sprecato................e pensare che con un minimo di organizzazione tutti ne sarebbero capaci

.L'anno scorso ero ai ristorantini di un centro commerciale e una coppia non più giovane, sentendoci parlare italiano, ci ha chiesto aiuto per ordinare e candidamente ha ammesso che gira il mondo senza conoscere una parola di inglese!

Da ammirare e sottolineo coppia over 65!!! Ciao

Firenze
post: 1.916
5. Re: "amo l'oriente" ma non certe guide - una disavventura

Confermo IliaM. Io giro da sempre così. Molti secoli fa, dopo un viaggio fai da te in Ungheria (c'era ancora la cortina di ferro), mio marito "organizzò" un viaggio in turchia: un tour di 15 giorni in pulman. Risultato l'anno dopo ha affidato a me la gestione del viaggio in Thailandia e da allora abbiamo sempre più eliminato le interferenze esterne ed ora facciamo tutto da soli.

Sanremo, Italia
post: 150
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6. Re: "amo l'oriente" ma non certe guide - una disavventura

.... oltre al trattamento ricevuto vogliamo considerare la cifra folle spesa per 14 giorni di vacanza in Thai che è a ragione considerata una meta cheap?

con una cifra inferiore l'anno scorso sono stata 3 mesi nel sud est asiatico, senza contare il fatto che con il fai da te spulcio guide, smanetto in internet cercando offerte, notizie e quant'altro e mi sento già in vacanza mooolto prima di partire!

Tulum, Messico
post: 15.914
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7. Re: "amo l'oriente" ma non certe guide - una disavventura

con 3850 euro prendo il volo per il messico e in un hotel medio vivo per per sei mesi.

Riccione, Italia
Esperto locale
di Riccione, Vacanze in bici
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8. Re: "amo l'oriente" ma non certe guide - una disavventura

Certo, ma questo non vuol dire che si deve considerare chi si affida ai tour operetor un def@@@@ciente. Molte persone non sono abituate a viaggiare così facendo si sentono più sicure, più tranquille.

Caro Enrico, quando sono andato in Thay anche io mi sono affidato (solo 3 giorni e nel mio caso ho risparmiato) all'agenzia "amo l'oriente" e capisco molto bene di ciò che ti lamenti ma io non darei la colpa alle guide ma bensì al fatto che non ti 6 informato abbastanza.

In Thay. è uso e costume raggirare i turisti, a mio parere (probabilmente essendo tu una parsona buona ed onesta) ti sei fidato troppo e sei stato fregato.

P.S.

Devo dire che però anche in Italia è uso e costume fregare le persone 3850 euro sono veramente un esagerazione, però credo che anche qui se tu ti fossi informato un pò di più......

Milano, Italia
post: 1
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9. Re: "amo l'oriente" ma non certe guide - una disavventura

sono stata in thailanda dall 1 al 15 ottobre con Amo l'Oriente, e penso di aver fatto più o meno lo stesso tour, due gg a Banghkok, tour del Nord e sei gg al mare e devo dire che,a parte la guida non brillantissima, è stato tutto ok. Alberghi bellissimi e in posizioni strategiche e corrispondenti molto presenti.

 In ogni caso la guida e l'autista hanno saputo destreggiarsi egregiamente visto gli inconvenienti che abbiamo trovato per le alluvioni.

Per quanto riguarda le visite alle ''fabbriche artigianali'' vengono inserite in tutti i viaggi organizzati, basta non comprare niente.

A quelle che ti riferisci della seta a Chang Mai potevi non andare come abbiamo fatto noi. Abbiamo noleggiato una bicicletta e abbiamo girato la citta per conto nostro.

Per quanto riguarda le mance a noi non hanno chiesto niente, certo alla fine di un viaggio è quasi d'obbligo lasciare qualche cosa alla guida e all'autista.

Non ho capito bene se la cifra che hai speso è per una persona sola. Noi con meno siamo partite in due. Se così fosse, scusa ma la fregatura più grossa l'hai presa dalla tua agenzia in italia

Roma
Esperto locale
di Emirati Arabi Uniti, Malesia, Brunei Darussalam
post: 1.156
Recensioni: 87
10. Re: "amo l'oriente" ma non certe guide - una disavventura

Il post di Enrico è molto interessante. Normalmente chi conosce meno i posti che visita ed è costretto a rivolgersi a terzi è più esposto a brutte esperienze, ma quella delle guide che ti portano per negozi è una piaga presente ad ogni latitudine!

E non è a dire che è solo una questione di chi fa viaggi organizzati.

Da decenni mi sposto, con mia moglie, per tutto l'oriente, che ho girato in lungo e in largo, passandovi molti mesi, in modo completamente auto-organizzato.

Ma dell'invito allo "shopping" non riesco a liberarmi.

Ormai anche un tassista, o un conducente di tuk-tuk, che ti fa fare un tragitto di qualche centinaio di metri, ti invita a visitare un negozio. E' comprensibile, per loro è una fonte di guadagno, ma basta dire di no.

Spesso salendo su un mezzo, quando dico la destinazione, aggiungo "no shop".

il guaio è che anche le migliori guide, quelle più professionali, che intuiscono gli interessi culturali del cliente, cercano di "infilare" il negozio nel loro giro.

Ci sono posti sperduti, o che non sai esattamente dove si trovino, che non puoi raggiungere se non con qualcuno che ti ci porti. Allora è necessario concordare prima con chi ti accompagna, l'itinerario esatto, la lunghezza delle visite delle destinazioni prescelte e l'eventuale sosta in punti di "shopping" o meno.

Questo non è possibile se le escursioni sono "preconfezionate", per questo è meglio organizzarsele in loco.

Il peggio si raggiunge con le escursioni dei crocieristi: decine di bus aspettano al porto gli escursionisti, per un brevissimo giro nella città oggetto dello scalo, ed una lunghissima sosta nel negozio convenzionato: tempo e soldi buttati!

Le agenzie si lamentano (molte chiudono) per il calo della clientela dovuto al trionfante fai-da-te.

Certo mi dispiace per loro, ma quando prenderanno coscienza della situazione, e inizieranno ad operare seriamente affinché le escursioni non si trasformino solo in "shopping", forse contribuiranno un po' di più alla loro sopravvivenza.

Ottieni le risposte alle domande più frequenti su Chiang Mai.