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"l'aquila come pompei" [articolo]

roma
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"l'aquila come pompei" [articolo]

Vi propongo questa riflessione del critico ed esperto d'arte Philippe Daverio, apparso in un articolo su Io Donna de La Repubblica:

iodonna.it/attualita/primo-piano/2014/aquila…

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6 risposte su questo argomento
Roma
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di Roma
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1. Re: "l'aquila come pompei" [articolo]

Secondo me parlando di situazioni del genere bisogna soprattutto trattenersi dal malcostume tipicamente italiano di dare addosso alle istituzioni. E soprattutto bisogna informarsi e conoscere.

Chi vede oggi L'Aquila si rende perfettamente conto che le cose non sono risolvibili con la bacchetta magica. Un terremoto non si limita a far crollare edifici, ma ne rende inagibili un numero molto più elevato. I lavori per rimettere in sicurezza edifici non crollati ma inagibili sono lunghi e costosi. E nel frattempo la gente va a vivere altrove e si appropria di altri spazi, tanto che quelli precedenti nel giro di pochi anni non appartengono più a nessuno. Pompei, appunto.

Trovo che la cosa più ragionevole da fare quando si tratta dell'Aquila non sia parlarne ma andarci. Non tanto per fare del buonismo a buon mercato (anche se è ovvio che le visite aiutano), quanto perché si veda con i propri occhi ciò di cui spesso si parla senza averne una conoscenza diretta. E soprattutto perché è una città bellissima, ricca di tesori d'arte, in uno splendido scenario naturale fra le montagne più imponenti della penisola, e di grande interesse anche dal punto di vista enogastronomico. La soluzione per i problemi dell'Aquila potrebbe essere proprio il turismo, inteso in un senso più ampio del solito, come conoscenza e frequentazione da parte di forestieri.

Io da parte mia qualche volta ho provato a suggerirla a chi vuol fare gite di un giorno da Roma (fra l'altro ci sono ottimi ed economici collegamenti in bus ARPA dalla stazione Tiburtina al centro storico dell'Aquila), ma a tutt'oggi nessuno mi ha mai dato retta.

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2. Re: "l'aquila come pompei" [articolo]

Condivido la necessità di non lasciar morire ulteriormente L'Aquila abbandonandola al suo destino e condannandola ad un infame destino, che pare ormai segnato; ma purtroppo il turismo che ho finora avuto modo di vedere con i miei occhi è quel tipo di odioso turismo "del dolore" (per non definirlo peggio), che si muove sulla spinta di un sentimento becero quanto raccapricciante di morbosa curiosità per la sofferenza altrui. Quanta gente si fa le foto beata sotto ai ponteggi e alle macerie che pullulano ovunque... ignorando quanto fosse bella un tempo. E' pur vero che pontificare è facile e che nessuno possiede la bacchetta magica per sbloccare uno stallo che ha ormai fatto sì che sempre più la popolazione si rassegnasse all'oblio e al disfacimento, ma... è altrettanto vero e verificabile che la popolazione non è stata minimamente tenuta in considerazione, quando si è trattato di prendere decisioni che la coinvolgevano, o è stata snobbata, o illusa. Tutto è stato deciso alle sue spalle e a suo discapito, a cominciare dalla scellerata costruzione della "New Town" parallela. Gli investimenti sono stati fatti male e la mafia è entrata (timore espresso dalla gente tramite una lettera/appello inviata a Roberto Saviano nei giorni immediatamente successivi alla tragedia e pubblicata su La Repubblica) nella ricostruzione. Lo stato di abbandono a tuttora impera e la vitalità del centro storico è un ricordo vago. Per quanto mi riguarda, continuerò a parlarne e fare qualcosa (nel mio infinitesimale piccolo) attraverso strumenti come questo, perché L'Aquila non venga dimenticata ancor di più. Di politica è sottinteso che non parli, poiché sappiamo che in questo spazio non è consentito.

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3. Re: "l'aquila come pompei" [articolo]

Cristiana, come dici giustamente, questa non è la sede per parlare di politica. Dal punto di vista che ci riguarda, quello turistico, penso comunque che troppo poche persone vadano all'Aquila, probabilmente per i seguenti motivi:

1) perché vogliono andare per principio nei luoghi dove vanno tutti e di cui si sente parlare, e (se italiani) ignorano per principio e con sufficienza una certa provincia italiana indipendentemente dalle sue bellezze e dalle sue attrattive, e preferiscono magari Lloret de Mar o Sharm el Sheikh, e (se stranieri) vogliono vedere l'Italia che coincide con il loro stereotipo, che si riduce alle 5-6 città frequentate dal turismo di massa;

2) perché credono che la situazione sia ancora peggiore di quella reale, ossia perché credono che tutta l'area del centro storico sia impraticabile, o totalmente distrutta (mentre varrebbe assolutamente la pena di andare anche solo per vedere la Fontana delle 99 Cannelle, la facciata della Basilica di Collemaggio e l'esterno della Fortezza Spagnola);

3) perché hanno intimamente riserbo e paura di essere scambiati per "turisti del dolore". E' abbastanza ovvio che chi va, se va, finisce per vedere le macerie, riflettere e fare delle considerazioni, magari anche per fare la foto. Però questo secondo me non va giudicato necessariamente come una crudeltà (pensiamo allora alla gente che va a Cogne, a Garlasco o ad Avetrana... e non è che non ce ne sia), ma anche come un modo per riflettere su sé stessi e soprattutto per conoscere.

Se venissero meno queste remore a visitare la città, credo che si potrebbe innescare un sia pur modesto circolo virtuoso, utile per l'arricchimento personale di chi viaggia e anche per L'Aquila.

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4. Re: "l'aquila come pompei" [articolo]

Peccato soltanto, che per le medesime ragioni che hai descritto tu, siano stati in pochi a visitare e a ricordare L'Aquila com'era, e ad averla visitata prima della distruzione. E che pochi siano coloro che visitano l'Italia "minore", quella della provincia, e che ad apprezzarla maggiormente siano gli stranieri (quelli acculturati, consapevoli, formati ed informati): quanti ne ho incontrati, nei centri più remoti d'Italia, in contemplazione di scorci ed angolini dei quali ignoravano l'esistenza.

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5. Re: "l'aquila come pompei" [articolo]

Sicuramente conosci L'Aquila meglio di me e sai quello che dici, ma io quando ci sono stato turisti stranieri non ne ho notati. E posso dire, essendo abituato a leggere i forum in altre lingue, che chi viene in Italia dall'estero tende immancabilmente a visitare le solite cose: alcune grandi città (essenzialmente Roma, Firenze, Venezia; un po' meno Milano e Napoli, quasi per nulla le altre) e alcuni siti non metropolitani consacrati al turismo di massa (le Cinque Terre, Verona, i laghi di Como e di Garda, il Chianti, San Gimignano, Pisa, Pompei, la Costiera Amalfitana; qualcuno durante i soggiorni a Roma si può spingere a Orvieto o a Tivoli). Tutto il resto pare semplicemente che non esista, L'Aquila compresa. Non mi sembra di notare, generalmente, grandissima volontà di informarsi, piuttosto molta passività (Internet non aiuta le cose: una volta si leggevano le guide turistiche e dovendo fare una selezione autonomamente, si faceva un seppur piccolo sforzo per comprendere i luoghi, adesso ci si siede al computer e si ordina: vado in Italia, che cosa devo vedere? e immancabilmente qualche anima buona risponde consigliando i soliti siti dove vanno tutti) e moltissimo conformismo.

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6. Re: "l'aquila come pompei" [articolo]

Ma sai, generalizzare non si può e non si deve: non esiste "il" viaggio perfetto, esistono tanti viaggi, ciascuno tagliato e cucito su misura, a seconda di colui al quale è destinato. fare gli alternativi per principio non ha senso, perché non c'è nulla di male nel voler vedere con i proprio occhi quel che magari si è desiderato e sognato per una vita intera. Diverso è il discorso di chi si reca più volte in un Paese o in una città e ha voglia di approfondire aspetti meno banali e meno noti di quel luogo. Ciò si può fare o se hai la possibilità di tornare più volte, o se hai a disposizione talmente tanto tempo da poter vedere tuttotutto (ma sappiamo bene che il "tuttotutto" sarebbe utopia). Sono talmente infinite le motivazioni che spingono la gente a muoversi, che non me la sento di biasimare chi ha interessi differenti dai miei o chi non è interessato alla cultura, ma vuole divertirsi o andar per spese... non lo condivido, tuttavia cerco di immedesimarmi negli interessi e nelle esigenze altrui, che non è detto coincidano con le mie, con le aspirazioni o gli interessi che ho. Comunque ribadisco di aver incontrato nei luoghi più sperduti (d'Italia, e non facevo riferimento a L'Aquila nello specifico) turisti euforici anche in località "secondarie" della nostra Penisola, talvolta spinti da una molla di curiosità e di stupore sinceri.

Tornando al tema del topic, il nuovo ministro della Cultura si è recato in città pochi gg orsono:

primadanoi.it/video/547702/Franceschini-a-L-…

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