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dizionario ciclistico

Riccione, Italia
Esperto locale
di Riccione, Vacanze in bici
post: 1.171
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dizionario ciclistico

Qui possiamo scrivere, descrivere, tradurre in un gergo comprensibile a tutti, terminologie ciclistiche e non solo......

6 risposte su questo argomento
Riccione, Italia
Esperto locale
di Riccione, Vacanze in bici
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1. Re: dizionario ciclistico

PEDIVELLA

E' quella parte della bicicletta che collega il pedale alla guarnitura (più semplicemente la corona davanti)

Più le pedivelle sono lunghe più aumenta la possibilità di sprigionare potenza, ma esse devono essere proporzionate alle misure del ciclista (alla misura del femore)

Roma
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2. Re: dizionario ciclistico

Aggiungo il mio contributo:

GUARNITURA. L'insieme delle corone, cioè delle ruote dentate a cui le pedivelle trasmettono il movimento attraverso un perno e una serie di cuscinetti a sfera detto MOVIMENTO CENTRALE.

DERAGLIATORE ANTERIORE. Il meccanismo che sposta la catena da una corona all'altra della guarnitura.

DERAGLIATORE POSTERIORE. Il meccanismo che sposta la catena sul gruppo dei pignoni, cioè le ruote dentate posteriori collegate alla ruota posteriore motrice.

Riccione, Italia
Esperto locale
di Riccione, Vacanze in bici
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3. Re: dizionario ciclistico

PASSISTA

Atleta capace di mantenere alte velocità (solitamente in pianura) per molto tempo. I passisti nelle corse a tappe sono quelli che dettano l'andatura del "gruppone" infatti passista nel gergo ciclistico deriva da passo (colui che detta il passo).

Il passista per antonomasia è nella norma un corridore di statura alta o medio alta, e pronunciata stazza atletica, fornito non di rado di una possente muscolatura che spesso si distingue per i ventri particolarmente pronunciati.

Questo altleta in pianura può annullare la possibilità di scatti mantenendo velocità che si aggirano tra i 50 e i 60 km/ora

Roma
post: 3.023
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4. Re: dizionario ciclistico

Oggi voglio contribuire con alcune osservazioni che ovviamente i più esperti troveranno scontate, per non dire banali, ma che magari possono essere di un qualche aiuto ai neofiti. Tali considerazioni riguardano prevalentemente la SCELTA DELLA BICI ADATTA.

Ovviamente ciascuna bici ha dei vantaggi e dei limiti.

Di solito si pensa che il mezzo più adatto per affrontare l'asfalto possa essere una BICI DA CORSA (o stradale). In effetti la bici da corsa é molto leggera (i modelli più professionali con telaio in carbonio e componenti molto "esoteriche" possono arrivare a pesare intorno ai 4kg) e consente grandi prestazioni velocistiche (sembra di volare). Tuttavia quest'ultime richiedono un buon controllo del mezzo, inoltre la posizione molto inclinata in avanti, può essere estenuante se non siete abituati. Le grandi dimensioni delle ruote e la forma del telaio la rendono poco manovrabile ad andature piuttosto lente (ad esempio se dovete fare lo "slalom" tra ostacoli fermi e ravvicinati) e la rigidezza del telaio, oltre alle ruote sottili con spalla inesistente, vi fanno sentire ogni minima asperità dell'asfalto. Le ruote sottili inoltre si prestano poco a diversioni fuori dalle strade asfaltate. Potete tutt'al più permettervi qualche piccola escursione su sterrati molto regolari e poco cedevoli. Già andare per prati può essere un rischio. Le ruote possono "piantarsi" ad ogni affossamento del terreno (con tutti i rischi del caso), i rischi di forature sono maggiori dato che si usano pneumatici assai più delicati, così come il rischio di danneggiare un cerchio se prendete una buca o un gradino; inoltre il controllo sul bagnato é più impegnativo (ma dipende molto dal tipo di coperture).

La MOUNTAIN BIKE é sicuramente un mezzo più versatile giacché può affrontare praticamente ogni tipo di terreno grazie alle ruote più grosse e scolpite (anche se di diametro inferiore). Il principale svantaggio sta nel peso, che le rendono dei "pachidermi" se paragonate alle bici da corsa (e in salita ve ne rendete conto), anche se sono ottime per farsi le gambe. Tuttavia c'è da dire che questo difetto viene in parte compensato da un rapportatura del cambio in generale più bassa rispetto alle bici da corsa, quindi fate meno fatica a far girare la catena (ma andate anche più piano). Se siete amanti delle passeggiate fuori porta e vi piace potervi permettere qualunque diversione vogliate dalla ciclabile o dalla strada allora é il mezzo che vi consiglio. La posizione in sella inoltre é decisamente più confortevole, anche se il vero ciclista sta "seduto" sulla sella assai meno di quanto pensiate e sono molto più manovrabili alle basse velocità. Esistono diverse tipologie di MTB: rigide, hardtail e full. Le rigide non hanno sospensioni e affidano lo smorzamento delle asperità totalmente alle gomme e agli arti del ciclista. Le hardtail hanno solo la sospensione anteriore (e sono la scelta più diffusa), le full hanno anche la sospensione posteriore e forse sono quelle che perdonano di più una posizione sbagliata quando si affronta un'asperità, e permettono di scendere lungo piste molto accidentate (anche se alla fine quella che conta di più é sempre l'abilità di chi sta in sella). Potreste pensare che dunque la soluzione migliore sia una full. In realtà non é così. Le sospensioni hanno anche degli svantaggi: innanzitutto fanno aumentare di parecchio il peso della bici e questo é il principale svantaggio. Inoltre se le tenete "aperte" (cioè non bloccate) assorbono parte dell'energia che inviate alle ruote con la pedalata (specie la posteriore) rendendo quindi l'avanzata meno scorrevole e più faticosa (tant'é che ad esempio si regolano più dure in salita e si aprono in discesa). Ovviamente (a seconda di quanto le tenete aperte) garantiscono un maggior confort su terreni accidentati e salvaguardano molto la vostra schiena. Un'altra grande differenza con le bici da corsa sono i freni a disco che rispetto alle classiche pinze pesano di più ma garantiscono una frenata molto più efficace e modulabile. Ultimamente si stanno affermando le MTB con ruote da 29" (rispetto alle più piccole 26") che se da un lato sono un po' più faticose da rilanciare quando rallentate, dall'altro danno notevoli vantaggi in termini di velocità, stabilità in curva e assorbimento delle asperità.

Queste due tipologie prevedono poi tutta una serie di sottotipi. Ad esempio tra le bici corsa, quelle da triathlon sono le più votate alla velocità pura (e ancor meno versatili ma molto belle per la forma del telaio particolarmente aerodinamica). Tra le MTB quelle da downhill sono delle full con una maggiore escursione delle sospensioni che rispetto a una MTB da cross country vi permettono letteralmente di buttarvi giù da un dirupo e affrontare dislivelli anche di qualche metro (sempre se siete in grado ovviamente).

Inoltre vi sono anche delle tipologie intermedie. Ad esempio le bici da cyclocross sono bici con architettura da stradale ma con ruote e coperture che permettono di affrontare in scioltezza anche sterrati leggeri. Poi vi sono diverse anche diverse tipologie di bici "da città" o "commuter" o "dual sport" che sono tutti modelli progettati dalle case produttrici (con caratteristiche ibride, tipo ruote più grandi e sottili unite ai freni a disco, telaio stradale ma con un accenno di sospensione anteriore, o un cambio dalla rapportatura più bassa ecc.) per soddisfare le particolari esigenze di chi si sposta in bici molto spesso, ad esempio da fuori città verso il centro per recarsi a lavoro o vuole un mezzo particolarmente versatile.

Infine una menzione per le cosiddette BICI DA PASSEGGIO, che io non amo particolarmente. Sono molte comode grazie alla sella ampia e morbida e alla posizione molto "seduta" (ma anche assai sbagliata), facili da montare grazie alla forma del telaio (da donna, cioé con la canna molto ribassata), hanno grandi capacità di carico perché vi si può montare ogni sorta di portapacchi. Ma pesano un quintale per via dei molti componenti votati al confort (a cominciare dai parafanghi e dal copricatena) e, secondo me, alla fine possono andare bene per brevi passeggiate, ma per escursioni di molte decine di chilometri vi fanno fare molta più fatica e alla lunga scontare la posizione apparentemente più comoda.

Modificato: 09 luglio 2011, 14:39
Roma
post: 3.023
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5. Re: dizionario ciclistico

Il TELAIO. I due materiali principali sono l'alluminio e il carbonio. Il carbonio é più leggero... ma assai più costoso, tendenzialmente più rigido, e oltretutto non perdona molto gli errori. Nel senso che mentre un telaio in alluminio si può permettere qualche ammaccatura senza perdere rigidezza, un telaio in carbonio che subisca un urto va immediatamente fatto controllare da un esperto perché rischia di spaccarsi.

Le BORSE. Se avete esigenze di trasporto, tenete presente che più un modello é votato all'uso sportivo (in strada o fuoristrada) meno si presta al montaggio dei portapacchi e delle borse. I modelli sportivi non prevedono proprio i fori in cui avvitare portapacchi. E' anche vero che oggi esistono modelli di portapacchi che si possono montare anche in assenza della predisposizione sul telaio (come ad esempio una specie di "canna" da avvitare al reggisella, e particolari attacchi da fissare al manubrio). Tuttavia dovete tener presente, in linea generale, che più la vostra componentistica é leggera e sportiva, più correte dei rischi a montare del portapacchi o delle borse. Ad esempio manubri e reggisella in carbonio sono molto leggeri ma sono anche progettati per sostenere il peso in determinati punti e non in altri, perciò montando un portapacchi rischiate di romperli.

PNEUMATICI. Ne esistono un'infinità, adatti ai più diversi usi. Più leggeri ma più a rischio di foratura, più pesanti ma più solidi ecc. In generale più sono lisci, più sono scorrevoli e veloci. A una maggiore scolpitura (poi dipende dal tipo di disegno della stessa) corrisponde anche una maggior stabilità e controllo sul bagnato e su fondi scivolosi. Più sono tassellati meglio si arrampicano su terreni accidentati e cedevoli, ma sono anche molto più lenti su fondi lisci. Ultimamente si vanno diffondendo anche i tubeless, cioè senza camera d'aria. I vantaggi sono una maggior leggerezza della ruota, e la resistenza a piccole forature perché lo strato di lattice che si applica all'interno della gomma va a chiudere il buco con una minima perdita di pressione. Lo svantaggio é che sono molto più complicati da montare (se il lavoro non é perfetto vi potrebbero essere perdite e la gomma potrebbe anche stallonare dal cerchio) e se alla fine bucate lo stesso e il lattice non chiude il buco, é parecchio difficile riuscire a rimediare stando in strada (a meno che non abbiate con voi acqua e sapone abbondanti, una bottiglia di lattice per le gomme e altro). Inoltre sono necessari cerchi adatti (anche se esistono dei kit di conversioni dei cerchi tradizionali).

TACCHETTI. Servono ad agganciare il piede al pedale consentendo una pedalata molto più fluida e regolare (perché mentre un piede spinge, l'altro "tira"). Ovviamente richiedono dei pedali particolari con l'aggancio, e delle scarpe specifiche ad uso ciclistico predisposte per il montaggio dei tacchetti sulla suola. Inoltre (anche se esistono dei pedali ibridi) i pedali con gli agganci di solito sono molto meno pratici da usare (al limite impossibili) indossando calzature normali. Io però li consiglio perché la differenza i sente ed é notevole. Ovviamente richiedono un po' di pratica nell'aggancio e soprattutto nello sgancio (che di solito consiste in un movimento rotatorio del tallone verso l'esterno) perché, se non avete ben acquisito questo movimento, rischiate che non vi si stacchino i piedi dai pedali della bici, con le ovvie e malaugurate conseguenze del caso. Le scarpe coi tacchetti in generale non sono il massimo per camminare, ma anche qui esistono dei modelli che sono un buon compromesso...

Bolzano, Italia
Esperto locale
di Alto Adige, Strade del gusto
post: 1.915
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6. Re: dizionario ciclistico

Cancello: bicicletta un pò pesante e fuorimoda

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