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Le mance escluse 4° ed ultimo!

Sardegna
post: 35
Le mance escluse 4° ed ultimo!

A gentile richiesta il finalino lagrimevole...

                   Grazie SOFIA!!

Reitero sempre i miei soliti errori.

Non si dovrebbe mai fare ritorno nei posti che in qualche modo abbiamo molto amato.

Dove saranno finiti tutti quei giorni di quell’estate perduta in Tunisia?

Dove saranno andate le gocce di pioggia precipitate in silenzio sulla spiaggia di Sidi Massa che si confondevano con le sue lacrime?

Dove sarà volata tutta quella musica spensierata che ballavamo in discoteca? In quale vento si sarà perduta? In quale ricordo sconosciuto? Dove?

Quante volte ci siamo detti arrivederci tu ed io, compagna smarrita dei nostri viaggi perpetui.

Stretti, in silenzio, ad accarezzarci lentamente le spalle come se fossero un brandello della nostra anima estiva con il pudore dell’addio e l’infinita malinconia di quell’abbraccio.

Sono tornato a Djerba dopo molti anni da questa storia con un groppo che mi serra la gola, riparandomi bene in quel chèche colore del deserto che mi ha regalato e che da allora annodo ogni volta che inizio da solo un qualsiasi cammino.

Arrivo solo e dimenticato, con ancora stretto in mano un biglietto dove pressappoco c'è scritto “per sempre”.

Al porto di Kantara sono scomparse le cataste di gargoulette, piccole anfore di terracotta ricamate da sedimenti marini profumati che allacciate l'un l'altra con corde di palmizio i pescatori usavano per catturare i polpi.

Perso in un angolo un cumulo di poveri cocci polverosi e senza alcuna vita abbandonati tra le tante reti di nylon, verdi come il veleno.

Cammino come allora sul molo di granito ancora tiepido, con le mani cacciate in tasca e sulla schiena uno zaino mezzo vuoto.

Aspetto un’alba qualsiasi ed il mio solito traghetto incrostato di ruggine che tremando mi guida verso Tataouine, la sabbia di vagheggiati deserti, Erg Kebbi ed altri miraggi lontanissimi.

Seduto nel vento guardo un mare di fine stagione che fa rotolare insieme alle onde ciò che resta delle mie storie semplici mentre il ritmo della risacca mi fa strada al ricordo del respiro di Simona che dorme serena.

5 risposte su questo argomento
Treviso, Italia
Esperto locale
di Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Malesia
post: 1.067
Recensioni: 32
1. Re: Le mance escluse 4° ed ultimo!

Sono parole stupende.

Grazie Ugolibero di averci resi partecipi di queste tue emozioni.

E Se Simona le potesse leggere?

Sardegna
post: 35
2. Re: Le mance escluse 4° ed ultimo!

    Per SOFIA con ub grazie...

        

        

        Ogni volta che il suono di un aeroplano rimbomba alto sulla città e nella mia anima alzo la faccia al cielo e se mi accorgo che quel puntino luminoso viaggia verso ovest immagino, o forse sogno, che sia diretto a Marrakech, in Marocco.

        Non voglio intrattenermi a parlare della Città Rossa né delle Tombe Saadiane, non voglio tediare nessuno con il palazzo della Bahia o con la Koutubiya, posti dove tutti vanno, guardano e, spesso, non riescono a vedere.

        Voglio solo ricordare di Simona.

        Sarebbe necessario, per capire meglio questa breve storia, andare, anche con la fantasia, in quell'enorme ombelico dell'Africa che è Piazza Djemaa el Fna e provare ad inventarci, noi due, come fantasmi, il nome della piazza infatti significa "dell'assemblea delle anime".

        Camminiamo ridendo, Simona ed io, nel pieno del vigore dei nostri anni migliori, felici, tenendoci per mano per non smarrirci avanzando in quella folla immensa e colorata.

        Ma sono troppi anni che aspetto che squilli il telefono per sentire la voce di Simona che ridendo mi dice:

        << Ciao, sono io. Come va? >>

        Mi manca. Molto.

        C’eravamo conosciuti casualmente proprio a Marrakech e per quegli strani dispositivi che qualcuno chiama destino e fa incontrare due persone, subito ci siamo riconosciuti nei nostri sogni.

        Poi c’eravamo ancora trovati per il lavoro e lei era di nuovo "ma chef".

        Simona aveva studiato archeologia islamica all'Università Orientale di Napoli ma dopo molte esperienze deludenti come archeologa in tutto il Magrheb ed anche nel Vicino Oriente, era approdata nel “refugium peccatorum” del turismo.

        Parlava l'arabo alla perfezione ed era formidabile andare a passeggio in tutti i souk guidato da lei che conosceva ben meglio di me la città almoravide, scoprire tutte le cose meravigliose che solo in questa capitale del sud, che respira il deserto vicino, magica e brulicante di vita, si possono trovare.

        Conservo ancora il suono del cesello che batte sinfonie su d'un piatto d'argento e l'aroma di una scatola di legno di tuja quando aprendosi dischiude tutta la sua essenza profumata.

        Invano ho provato a ficcarmi negli occhi tutte le gradazioni dei monti di indaco, le vette del giallo solare della curcuma, il rosso feroce del berberè.

        Invano ho tentato di riprodurre sulle mie tele senza sale le note dei mille colori di un calzolaio di Marrakech che mette punti colorati a babousch come se dipingesse.

        La sera, al tramonto, andavamo a bere una Coca tiepida sedendoci sulla terrazza del Café de France a guardare quella vastità dall’alto.

        Terminata la preghiera del Salāt al-maghrib, spenti gli altoparlanti della Koutubiya, la piazza veniva ceduta repentinamente dai barlumi di un ultimo sole ai mille e mille lumini che accendendosi uno ad uno la richiamavano ad una nuova vita notturna.

        Allora salivano al cielo fumi densi d’arrosti profumati con le erbe del Djebel Tobkal che chiude l’orizzonte, venivano distesi i dipinti dei cantastorie che si preparavano a fabulare racconti inusitati. Le scimmie al guinzaglio agitavano felici i loro campanelli.

        Alle nostre narici arrivava la fragranza del pane appena sfornato e quello acre di fatica del sudore dei saltimbanchi mentre il suono dall'andamento sinuoso dei tantissimi flauti di charmeurs de serpents imbastiva la notte.

        Una volta un'indovina ci predisse anche amore eterno e numerosa discendenza ma noi due eravamo soltanto felici. Semplicemente.

        Devo confessare che anche io, senza fare paragoni irriguardosi con Il Poeta, ho vissuto la vita come l'avevo sognata nei miei lontanissimi diciassette anni: viaggi, amori, matrimoni, storie vissute da raccontare e dipingere.

        Una vita che avevo fantasticato sui libri di Saul Bellow, come fosse un maestro di vita, ma ho provato da poco a rileggerlo non ritrovandomi però in quelle righe e in quelle sue vicissitudini che da ragazzino mi avevano fatto illudere che tutto potesse accadere senza il dolore.

        Ho letto da qualche parte che chi si dispone ad un nuovo affetto deve prepararsi anche a preoccupazioni, dolori e tradimenti eppure qualche volta vorrei essere semplicemente un ragioniere tutto casa & ufficio e pochi sogni.

        E’ un pomeriggio di sabato. Scrivo. Piove.

        Piove sul terrazzo dove le mie piante di menta con tutta quest’acqua cresceranno rigogliose e saranno belle grandi per l'estate imminente, sì, perché io, dopo quei mesi in Nord Africa durante tutte le mie estati, bevo, bollente, delizioso tè alla menta preparato alla marocchina.

        Si beveva tchà a la menthe, Simona ed io, girando per tutta la médina, andando volentieri di persona a visitare ogni esercizio convenzionato con il nostro Tour Operator.

        Ci offrivano con il cuore e con un sorriso un bel bicchiere di tè caldissimo tutte le volte che entravamo in una boutique d'antiquariato o in un negozio di semplici ninnoli per turisti, in ogni bottega artigiana, dalla più pomposa alla più modesta.

        E’ un rito la preparazione del tè in Marocco: l'acqua bolle insieme alle foglie di tè verde cinese unitamente ad una grossa pietra di zucchero asportata da un voluminoso pane a forma di cono.

        Le foglie di menta freschissima sono lacerate con un cucchiaino dentro i piccoli bicchieri ed emanano un profumo delizioso quando si imbevono dell’infuso fumante che viene versato dall'alto, senza schizzi, con un gesto elegante e liturgico, nel momento di servirlo.

        “Ma quanti turisti ci porterete? Quanti pax per volta? Quando ritornerai con il tuo prossimo gruppo, habibi?”

        E se il nostro ospite ipotizzava di poter fare buoni affari con noi ci offriva anche deliziosi e dolcissimi loukoum della nominata pasticceria marocchina.

        E poi di nuovo a rituffarci in quel meraviglioso guazzabuglio dove tutti ti parlano, ti guardano, ti sfiorano, ti toccano, devono vendere e vogliono comperare.

        Ialla, ialla, uomini e bestie, cacca di cammello e acqua fresca degli acquaioli, il sangue di una capra appena sgozzata e la grande parabola satellitare, asini stracarichi di mercanzie e telefonini; il tutto al grido che mi è diventato piacevolmente familiare di "ialla, ialla"; così simile al mio “ajò”.

Tutti comunicano facilmente in questa città che mi seduce, apertamente ci si manifesta: si trasmettono pubblicamente e senza troppa riservatezza quasi tutti i sentimenti. Quelli consentiti dalle leggi locali.

Quelli buoni ed anche quelli cattivi.

La vita. Semplicemente. Ti toccano tutti a Marrakech.

Per salutarti, per spostarti dal loro tragitto, per proteggerti da qualcosa che non hai visto. Per venderti qualsiasi cosa. Per benedirti, Insha’Allah, e per imbrogliarti.

Sei anche ben toccato dalle mani di ladri veloci e competenti che vogliono, molto cautamente, derubarti.

A volte però i toccamenti si spostavano verso zone non consone ed allora era un teatro vedere Simona, fra l'incazzato e il ridanciano, redarguire impietosa con il suo arabo rapido e sferzante il malcapitato palpeggiatore che fuggiva all'istante sotto i colpi della lingua bifida e quindi insospettabile di quella strana gazelle.

E dato che anch’io sono, a mio modo, un cantastorie, devo raccontare che in tutto quel casino, il c..o lo hanno più volte ben palpeggiato anche a me. E mi considero così, a pieno titolo, cittadino di questa città delle piccole, grandi cose che fanno vera la vita.

 Poi d'improvviso arriva sempre lo stramaledetto ultimo giorno. Sempre.

 Mi spedivano a Ouarzazate ad accompagnare i circuiti nel sud del paese che il nostro T.O. aveva convenzionato con Atlàs, un agenzia locale, mentre Simona doveva proseguire a fare l’Assistente Residente in città.

 Quell’ultimo giorno la seguii anche in un negozio d'abbigliamento tradizionale. Mai visto prima. Dopo una lunghissima scelta ed un’altrettanta lunga contrattazione, acquistò un abito elegante e leggero, di colore chiaro ed anche molto elaborato. Mi disse che le serviva per qualche serata elegante di lavoro, ma Simona è sempre stata professionalmente bugiarda.

 Intanto l'aria sulla città era diventata improvvisamente di un rovente colore rosso.

 Rosso il cielo, rossa la corona del sole che filtrava attraverso nuvole di sabbia rossastra spinte da un vento brutale e caldissimo.

Ma noi non siamo turisti.

Per sopravvivere a questo mondo fasullo che è il turismo e non doverlo facilmente confondere con la realtà, bisogna sempre fare quello che i nostri clienti non devono, non vogliono o non possono fare.

 Per non smentirci tornammo in hotel per fare una nuotata sotto la tempesta di sabbia.

Le palme, alte intorno alla piscina deserta, si squassavano producendo un rumore violento mentre l'acqua era tiepida e ornata da una cipria di polvere rossa che galleggiava frangendosi ai bordi della vasca.

Anche in quell’ insolita apocalisse rosseggiante ci baciammo.

 All'alba dell'indomani mattina il cielo era ridiventato limpido mentre gli spazzini cercavano di liberare la città da tutta la sabbia portata dall'Harmattan, il vento che è un sinonimo della trasformazione nei paesi che contornano il Sahara.

Sono partito al primo chiarore.

Dal finestrino della Land Rover guidata da uno chauffeur assonnato e taciturno non riuscivo a riconoscere la finestra della nostra stanza tra i quadretti tutti uguali dell’hotel d’un monotono stile occidentale.

Simona, il giorno prima aveva acquistato insieme a me, stupidamente all'oscuro, il suo abito da sposa.

Habibi...

Sono ritornato tante altre volte a Marrakech, sempre da solo, ad accompagnare gruppi di turisti che sono intimoriti dalla mia straordinaria città e la esplorano senza riuscire a vederla.

Non riescono a vederla per quello che è, nella sua bellezza, vogliono solo acquistare in fretta e senza pensieri i loro ricordi di un viaggio esotico tutto incluso.

Di soppiatto qualcuno cerca del Kif, un miscuglio vietato di tabacco e hashish, mentre qualcun’altro compra spudoratamente bustine di Spanish Fly, un piccolo coleottero di un bel colore verde che, finita la cena, ridendo sguaiato di fronte a signore che si fingono scandalizzate, dopo averlo sminuzzato in un bicchiere di liquore, lo inghiottirà d’un fiato. Comme d‘abitude

Quando questo tipo di turista esce dal bunker dorato del loro albergo viene immediatamente individuato da nugoli di bambine stracciate e petulanti che cercano di intenerirlo per rifilargli ad un prezzo esorbitante degli specchietti ornati da delicate cornici di latta traforata ma che una volta portati a casa potranno riflettere solo la loro mediocrità.

 Le bambine mi guardano timorose temendo di venire scacciate. Le lascio lavorare, devono pur vivere.

 Ma voi, quando andrete in questa città che amo senza condizioni, se in mezzo alla folla felicemente chiassosa di piazza Djemaa el Fna sentirete una voce allegra e piena di gioia che vi chiama, non meravigliatevi:

        Sono io che vi saluto, perché da Marrakech non mi sono mai mosso.

        

Milano
post: 1.685
Recensioni: 21
3. Re: Le mance escluse 4° ed ultimo!

wow! te l'avevo detto che devi scrivere un libro autobiografico! davvero! :) scrivi davvero bene, non hai nulla da invidiare a tanti scrittori che vengono abbondantemente pubblicati! :)

Treviso, Italia
Esperto locale
di Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Malesia
post: 1.067
Recensioni: 32
4. Re: Le mance escluse 4° ed ultimo!

Leggendo le tue parole mi sembra ti sentire il profumo del the alla menta e di vedere i colori del paesaggio!

Complimenti anche se ha suscitato in me tanta malinconia!

Un saluto dal piovoso Veneto

Sofia77

Sardegna
post: 35
5. Re: Le mance escluse 4° ed ultimo!

Grazie a Maijmbu e Sofia, mi potetr ritrovare su Face Book: Ugo Lobina

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